Il Blog Della Libertà

Questa sera puntata speciale di Marcix sul piccolo Gatsby.. (3)

Aprile 11, 2008 · 1 Commento

Berluscomiche Una carrellata della promesse del Cavaliere durante questa campagna elettorale di Marco Travaglio

Fortuna che la campagna elettorale è durata così poco, perché dallo scioglimento delle Camere (6 febbraio) il cavalier Berlusconi è riuscito a farsi fraintendere una sessantina di volte in 60 giorni. La cordata per Alitalia, con o senza figli. Le precarie promesse in spose a Piersilvio. La lotta e/o elogio all’evasione fiscale. Veltroni maschera di Stalin. Le grandi intese con la maschera di Stalin. I brogli. Le schede. La guerra al Quirinale. Il voto agli immigrati (pesce d’aprile). La sinistra cogliona, anzi no. Mastella in lista, anzi no. Le donne in cucina a fare le torte. Ruini alleato per il voto disgiunto. E il Viagra, e le veline, e noi maschi latini. E il nuovo Contratto con gli italiani: non pervenuto. E la sfida in tv a Veltroni (”Io straccio chiunque”): mai vista. E i giornali della Fiat che “non stanno né di qua né di là”, dunque non sono liberi, diversamente da quelli suoi e del Ciarra. Strepitoso quando ha promesso in tv (almeno due volte) “il traforo del Frejus”, purtroppo già fatto dal 1871. Favoloso quando s’è attribuito una statura di “un metro e 71″. Grandioso quando ha rievocato, dinanzi alla mummia di Riotta, gli sforzi sovrumani compiuti per trattenere Enzo Biagi, purtroppo fuggito dalla Rai con la liquidazione. Fantastico quando ha negato l’editto bulgaro e le corna al vertice di Caceres. Mitico quando ha annunciato che, se lo intercettano un’altra volta, espatria. Meraviglioso quando ha eccepito sulla cultura di Antonio Di Pietro (”La laurea gliel’han regalata i servizi”), per poi sfoggiare la propria citando “San Pietro sulla via di Damasco” (lui la laurea l’ha presa per corrispondenza?). Purtroppo Air France, non abituata al personaggio, l’ha preso sul serio e s’è ritirata da Alitalia. Uòlter invece lo conosce e ha ignorato i suoi deliri, evitando di restare impantanato nella solita girandola di detti e contraddetti. Ma il suo lungo silenzio sull’avversario ha fatto sottovalutare a molti indecisi i pericoli di un Berlusconi III, con relativi conflitti d’interessi (aumentati con i nuovi processi per corruzione, con l’ingresso in Mediobanca e con l’acquisto di Endemol che fornisce programmi alla Rai) e una corte dei miracoli ancor più scombiccherata dell’ultima: in lista col Pdl, oltre a una ventina di pregiudicati, ci sono persino
Maurizio Saia, che diede della ‘lesbica’ a Rosy Bindi; e il trio Barbato-Gramazio-Strano, che festeggiarono a sputi, champagne e mortadella la caduta di Prodi in Senato e il Cavaliere aveva giurato di non ripresentare. Mancano le parole? Basta copiare quelle di Indro Montanelli, anno 2001: “Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo, la destra del manganello”. O l’appello firmato sette anni fa da Bobbio, Galante Garrone e Sylos Labini: “A coloro che, delusi dal centrosinistra, pensano di non andare a votare diciamo: chi si astiene vota Berlusconi. Una vittoria del Polo minerebbe le basi stesse della democrazia”. Purtroppo i grandi vecchi sono morti, e anche noi ci sentiamo poco bene.
continua su L’Espresso

 

Cosa nostra style La corsa al voto mafioso di Marco Travaglio

L’altroieri, mentre Uòlter perdeva tempo a scrivere al Cainano per invitarlo a giurare “lealtà repubblicana” alla Costituzione e all’unità nazionale,il Financial Times impiegava 15 parole 15 per spiegare chi è Berlusconi e perché non potrà mai firmare altro che bilanci falsi, finti contratti con gli italiani, cordate fasulle per Alitalia, perizie psichiatriche per i pm, leggi canaglia, ingiunzioni di sfratto per il capo dello Stato, cause di beatificazione per gli amici degli amici: il Cavaliere è “un populista vanitoso entrato in politica per evitare i tribunali e proteggere i propri interessi”. Punto e fine. Lui, del resto, non ha mai fatto nulla per sembrare diverso da quel che è. Sono quelli che lo circondano e gli si oppongono (almeno in Italia: all’estero non funziona) che fingono di non capire. E, a ogni sua uscita in difesa degli evasori fiscali, dei mafiosi, dei tangentari, dei furbetti e furboni della finanza, parlano di “gaffe” o lo invitano a “moderare i toni” o addirittura a schierarsi dalla parte della legalità e della Costituzione. Mettiamoci nei suoi panni: ma perché mai dovrebbe farlo? La Costituzione, da lui definita “di stampo sovietico” e poi devastata con la controriforma dei “saggi” della baita (tra cui Calderoli), è stata finora il principale ostacolo alle sue mire: ha consentito al Quirinale e alla Consulta di bocciare le sue leggi più incostituzionali, ha impedito l’asservimento di procure e tribunali al governo, ha neutralizzato le fregole separatiste padane. Che dovrebbe dire Berlusconi: che gli piace la Costituzione? Cantare l’inno di Mameli, così gli scappa Bossi? Celebrare la Resistenza, così gli scappano la Ducia e Tilgher? Sarebbe come chiedere a Dell’Utri di parlar male della mafia: cannibalismo puro. Ma scusate: uno fa amicizia con una ventina di mafiosi, li riceve a casa e in ufficio, si fa mandare le cassate a Natale per sé, per Silvio e per Fedele, li incontra anche mentre inventa Forza Italia, viene eletto anche grazie ai loro voti, e poi che dovrebbe fare? Sputare nel piatto in cui mangia? Parlar bene dei pm e dei pentiti? Se Mangano avesse parlato, come han fatto molti suoi colleghi mafiosi, Dell’Utri e Berlusconi non sarebbero lì a fare comizi. Che dovrebbero fare, se non portargli eterna gratitudine e ricordarlo nelle preghiere? L’unica Resistenza che sta loro a cuore è quella dei mafiosi in carcere. E bene fanno a non nasconderlo, visto che nessuno domanda cosa avrebbe potuto raccontare Mangano, nessuno ricorda loro che il mafioso che non parla si chiama “omertoso”, non “eroico”. Chi seguita a scambiarli per statisti o bibliofili ci rimane di stucco quando li sente beatificare un boss sanguinario, condannato per mafia, traffico di droga e tre omicidi, fra l’altro scomparso 8 anni fa. Ma chi li conosce dovrebbe meravigliarsi se non lo facessero. In queste elezioni s’è aperta in Sicilia una certa concorrenza nella corsa al voto mafioso: Cuffaro è una calamita naturale, Lombardo manda messaggi separatisti da sempre molto graditi alle cosche. Meglio rammentare ai picciotti che il marchio doc è sempre lo stesso: diffidare delle imitazioni. Quelle di Berlusconi contro i pm e di Berlusconi e Dell’Utri contro i pentiti e in difesa dei boss irriducibili sono tra le pochissime parole logiche e coerenti della campagna elettorale. Parole già dette mille volte, che sgorgano dal profondo del cuore, e del portafogli. Solo un marziano se ne meraviglierebbe. Infatti Pigi Battista è meravigliato: l’altroieri ha scritto sul Corriere (dove pochi giorni prima Sartori criticava l’incredibile buonismo del Pd con Berlusconi) un articolo con l’estintore per spegnere “il linguaggio esasperato e parossistico” e la “brutta caduta di stile” del duo Silvio& Marcello che rischia di riaprire la fantomatica “guerra fra politica e giustizia”. Ma qui non è questione di stile o di linguaggio o di toni. Ma di sostanza. Quando attaccano il Colle o elogiano il boss o annunciano la cancellazione della Resistenza dai libri di storia o invocano il manicomio per i magistrati (salvo, si capisce, quelli che si vendevano la sentenza Mondadori), Silvio&Marcello sono composti e sorridenti. Il problema è quel che dicono e fanno, non come.
continua su Itaca News

Nanni Moretti: non regaliamo l’Italia a Berlusconi (video)

Promemoria

Corte UE condanna Italia per acquisto elicotteri Agusta senza appalto durante il governo Berlusconi

Notizia importante (e un poco trascurata) sui rifiuti in Lombardia: la Corte di Cassazione riapre un filone contiguo del processo a Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro Maggiore

LA RIVOLUZIONE NON RUSSA il popolo antiracket e Mangano “l’eroe”

 

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  • gabrybabelle // Aprile 11, 2008 a 8:04 pm

    ah be!!intanto che io leggo leggo,tu lavori lavori,ne!!oggi non scrivo piu,ho scritto troppo per gli altri e poco per me,eh,eh,eh, pero’ qualcosina che c’è qui me la riporto li(blog I°) e di la(II° BLOG)(capisci a me) sentito la novita?? il Bell Dell’utrino ci ha riprovato ancora,stavolta niente cavalli ma semplicemnte mafiosi calabresi ,famiglia Piromalli che in sudamerica sono una potenza,(voti comprati all’estero)naturalmente si gridera’ al complotto politico/magistrato,contro il povero nano ,ma ormai siamo abituati a queste stronzate,e poi ieri sera il cavaliere nano(hai visto che tacchi aveva nelle scarpe??) ha esagerato con le accuse a Di Pietro,il quale non mi è tanto simpatico ma di sicuro è mille volte onesto rispetto al nano,spero che lo denunci e gli porti via mille liardi di risarcimento..per diffamazione..Approposito che dè sto qua?
    [[P.S la parola di verifica era pudlu e che cazzo è sardoo : ) :)]] in che senso “parola di verifica”? ahhhhhhhhhhh,complimenti per le entrate,pero’ porco cazzo che massa di cordardi,passnao ,leggono ma non lasciano commenti,P.U.Z.Z.O.N.I. lasciate commenti e che cappero!!!!
    Baci Libero bello :-)Gabrybabelle
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    http://mondogabriella9.spaces.live.com/
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