Che vi aspettavate?!?Quando un Partito politico arruola personaggi che inneggiano al fascismo. Quando le parole usate in campagna elettorale erano:”Li prenderemo a calci nel culo”.Quando mafiosi che siedono in Senato promettono la riscrittura della Resistenza per esaltare chi combatteva in camicia nera.Quando beceri zerbini del potere scrivono libri per infamare i partigiani che combatterono i nazisti.Allora, quello che è successo a Verona non è altro che la sua fisiologica conseguenza. di controcorrentesatirica
(Il tg2 li ha chiamati ragazzini…)
Ultime aggressioni fasciste aggiornate in tempo reale..
SAN BABILA ORE 20. Un delitto inutile di Carlo Lizzani
Verona: da dove arriva tanta ferocia? di Ugo Dinello
Dal “Ventennio padano” che diventa “un’uscita buontempona tipica dello spirito trevigiano” ai “300mila fucili ancora caldi” che non è altro che “Una normale espressione giocosa”. Bene.Come chiameranno ora l’uccisione di una ragazzo a calci e pugni nel pieno centro di Verona? “Un’allegra espresssione di body building”? “Un semplice atto di bullismo”? Come minimizzeranno, gli ideologi della destra italiana, la gestione del territorio con il codice di “Arancia meccanica” prima teorizzata e poi applicata dai ragazzi cresciuti nella cultura dell’estrema destra, amorevolmente allevata e coltivata e ora, invece, vista con stupore dagli stessi maestri. non ci credete?Il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, indicato come l’enfant prodige ottimo amministratore del Carroccio, in realtà è il primo ad aver puntato sull’appoggio dei neofascisti. Non a caso nella lista “Flavio Tosi sindaco per Verona” c’erano rappresentanti del fronte veneto skin heads che ancora se ne vanno con la testa rapata: Andrea Miglioranzi è il capogruppo consiliare e, per puro spregio, è stato nominato da Tosi a rappresentante del Comune nell’Istituto di storia della Resistenza. Miglioranzi è famoso per essere il primo in Italia a finire in carcere per la legge Mancino sull’istigazione all’odio razziale. Nel 1996: tre componenti del suo gruppo (oltre a Miglioranzi, c’è il leader Castorina, ora segretario provinciale della Fiamma Tricolore) organizzano un’aggressione nei confronti di uno Sharp (skinheads del versante politico opposto), reo di essere l’ispiratore di alcune iniziative musicali multietniche. Le minacce sono chiare: «A Verona queste cose non le vogliamo, se ci provi ancora sei morto». I picchiatori sono di Napoli, i mandanti si limitano ad osservare il pestaggio. Con entusiasmo. La Digos arresta i quattro, che, grazie all’applicazione della legge Mancino, sconteranno in carcere quasi tre mesi. E allora: chi ha fatto crescere gli assassini di oggi? Come può il sindaco Flavio Tosi parlare di semplice bullismo? Perché i media nazionali passano quasi sotto silenzio la realtà politica veronese? Perché c’è questa disparità di copertura mediatica se a compiere un reato è un immigrato o un italiano? Su tutto ciò, è evidente, serve una riflessione urgente e che finora viene negata. Perché, come fa notare Gianfranco Bettin, “più dell’atto, più della ferocia esplosa, ora è importante analizzare da dove questa ferocia arriva”. Bettin del brodo colturale in cui si è sviluppato il neonazismo veneto si è occupato nel libro “La strage. Piazza Fontana, verità e memorie” (Feltrinelli). Perché non può essere un caso che da Verona e dal Veneto arrivino i Freda, gli Spiazzi, i Ludwig e tanti altri nomi e sigle che hanno tristemente segnato la storia repubblicana, le prime “camicie verdi padane” (con il contorno di attacchi istituzionali al pm che vi aveva indagato), le tifoserie con i fantocci dei “terroni impiccati”.”Sono due i livelli su cui riflettere - spiega Bettin - come i due successivi cerchi prodotti da un sasso lanciato in acqua. Il primo è quello della violenza nazistoide prodotta dai gruppi che si abbeverano di questa cultura nel territorio di Verona e in altri ancora. E soprattutto la nostra reazione. L’allarme scattato per un numero infinitamente minore di reati compiuti dagli “altri” e il gioco al massacro che si è fatto. Sullo stupro di Roma abbiamo visto intere trasmissioni televisive in campagna elettorale, una buffonata, come una buffonata alla ricerca della massima visibilità è il messaggio lanciato dal sindaco di montegrotto (Padova) all’indomani del rilascio - per un errore tecnico del pm - di uno stupratore marocchino ne ha approfittato. Il sindaco ha fatto scrivere: “Da oggi libertà di stupro per gli extracomunitari in Italia”. E subito è stato intervistato, ha avuto l’apertura dei telegiornali, ha ottenuto, insomma,. ciò che il suo miserabile disegno voleva: un po’ di pubblicità. Il tutto giocando sulla pelle delle vittime, dato che sappiamo bene che il 90 per cento delle violenza avviene in ambiente familiare”. “Il secondo livello di analisi - continua Bettin - è però quello della deriva antropologica della violenza. Perché credo anch’io che non ci sia specificità di sopraffazione politica in “questa” aggressione di Verona. Però ciò porta a un quadro ancora più inquietante. Il fatto che questi ragazzi facciano i prepotenti, i controllori impuniti dell’ordine padano in città, picchiando i diversi, poi porta necessariamente alla violenza gratuita, all’”Arancia meccanica”. E la riprova c’è: se tu coltivi la bestia del neonazismo in tutte le sue forme moderne (non necessariamente quelle degli anni Venti, visto che la società è cambiata), se la coltivi e la allevi per calcolo politico, questa bestia cresce e si sviluppa. Una cosa che a tanti dell’establishment della destra non dispiace. Vedi le “camicie verdi” prima e le “ronde” poi, vedi alcune tifoserie organizzate e usate. Ma poi la bestia esce dai recinti e attacca chiunque. E allora il peloso stupore, allora gli inviti a “non strumentalizzare un episodio di bullismo”.Sia chiaro, finora la polizia ha lavorato bene, ha circondato queste persone e le ha identificate. Ma è il clima politico e culturale che incoraggia questi tipi a considerarsi padrone del loro mondo dorato. E’ vero, non si può parlare di una aggressione “politica”, ma è ancora peggio: è una violenza matura, che è cresciuta e si è strutturata in un percorso di cellule neonaziste, che si sentono legittimate dagli slogan che invitano alla salvaguardia dell’ordine padano. Chi minimizza questo cerca solo di sfuggire alla sua responsablità. Eppure il tentativo in atto è proprio quello di minimizzare”.
continua su Articolo 21








0 responses so far ↓
There are no comments yet...Kick things off by filling out the form below.
Lascia un Commento