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Tolleranza zero contro migranti extracomunitari ma non contro i nani verdi patani arcoriani..

Maggio 15, 2008 · Nessun Commento

Ai primi di giugno il parlamento europeo e poi il Consiglio saranno chiamati ad esprimersi in merito al progetto di direttiva - sostenuta da Sarkozy come dal governo Berlusconi - che riscrive le norme europee applicabili all’espulsione dei migranti e delle loro famiglie. Gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Unione, riuniti mercoledì, non l’hanno approvata, mentre gli europarlamentri comunisti, socialisti e la maggioranza dei Verdi l’hanno respinta e perfino il partito popolare europeo ed il gruppo liberale non sono unanimi in proposito
Alla vigilia del semestre di presidenza francese dell’Unione europea, l’accelerazione impressa al progetto di direttiva - in preparazione da tre anni - che stabilisce le norme comuni ai paesi membri applicabili all’espulsione dei sans papiers indica senza equivoci la volontà di Nicholas Sarkozy di sviluppare il programma politico xenofobo e razzista - non dissimile da quello di Berlusconi e dei suoi alleati postfascisti e leghisti in Italia - con il quale si è presentato agli elettori e grazie al quale è stato eletto un anno fa presidente della repubblica francese. I manifestanti che a Bruxelles nei giorni scorsi hanno risposto all’appello di un collettivo di associazioni europee che rifiutano la logica repressiva e sicuritaria dei loro governi, conservatori o “democratici”, hanno definito la direttiva, motivata dalla Commissione europea dalla necessità di un’efficace politica del ritorno, componente di una politica migratoria credibile e ben gestita, “direttiva della vergogna”.
Ai primi di giugno la proposta sarà votata dal Parlamento e successivamente dal Consiglio, tuttavia gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Unione, riuniti mercoledì, non l’hanno approvata, mentre gli europarlamentri comunisti, socialisti e la maggioranza dei Verdi l’hanno respinta e perfino il partito popolare europeo ed il gruppo liberale non sono unanimi in proposito. Gli eurodeputati che criticano la direttiva hanno tentato di rafforzare le garanzie giuridiche riconosciute ai sans papiers, hanno giudicato la durata del periodo massimo di detenzione prima dell’espulsione - 18 mesi - eccessiva, ingiusto il divieto di reingresso in Europa per 5 anni per tutti gli stranieri espulsi, inaccettabile la detenzione dei minori non accompagnati.
In realtà i termini della questione sono molto diversi e non sono riducibili soltanto ad una maggiore o minore umanizzazione del trattamento riservato ai migranti ed alle loro famiglie, all’opportunità di tenerli prigionieri più o meno a lungo, a quella di bandirli dal territorio europeo o di rinchiudere nei lager pudicamente definiti Centri di temporanea accoglienza perfino i bambini. Quello che i “conservatori” e i “progressisti” che rappresentano la grande maggioranza dei deputati europei si guardano bene dal dire è che si tratta in realtà di continuare a sfruttare il lavoro di decine di milioni di migranti senza riconoscere loro nessun diritto, arrivando a criminalizzare quanti cercano di sopravvivere, come 30 milioni di italiani fra il 1880 ed il 1970, cercando lontano dal loro paese un lavoro e una prospettiva di vita.
I governi europei e le forze economiche di cui sono espressione non hanno certo intenzione di privarsi dell’apporto prezioso ed ormai insostituibile dei migranti per far fronte, ad esempio, ai loro problemi demografici o di equilibrio del sistema pensionistico, essi intendono invece perpetuare la loro condizione di moderni schiavi, successori di tutti coloro, e sono tanti, il cui lavoro ha garantito all’Europa l’elevato livello di vita di cui ancora oggi gode. La legge della massimizzazione del profitto che sta trasformando il contratto di lavoro in missione temporanea, da concludere o interrompere a discrezione dell’imprenditore che l’ha graziosamente concessa, comporta la necessità - come notava Marx - d’un esercito salariale di riserva ricattabile in ogni momento, sotto la minaccia del licenziamento, della reclusione, dell’espulsione, del bando dall’Eldorado occidentale.
Questa politica ha il vantaggio non trascurabile di agire da freno possente delle rivendicazioni economiche e normative dei lavoratori “indigeni”, gli stessi ai quali viene fatto credere che i responsabili dei loro problemi, della disoccupazione e della sotto-occupazione, della mancanza di prospettive e dell’insicurezza ormai endemica delle società opulente sono proprio i migranti, i “diversi”, quelli “con la pelle di un altro colore”. L’unica risposta possibile di quanti lottano contro questa direttiva e la politica generale di cui fa parte è l’accelerazione della presa di coscienza da parte dei lavoratori dei paesi occidentali che i migranti non sono che le cavie sulle quali si sperimenta il trattamento da riservare agli “indigeni” e che dunque gli interessi degli uni e degli altri sono gli stessi ed anche l’avversario è lo stesso, un avversario il cui potere si basa appunto sulla capacità di dividere i suoi antagonisti. Un obiettivo da realizzare a medio termine, se si considera il dilagare delle ideologie e delle politiche neo- conservatrici dagli Stati Uniti all’Europa con poche, seppure importantissime, eccezioni.
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