Diario della crisi I pm romani indagano ma il Cardinal Bertone sostiene il Caimano

Diario della crisi I pm romani indagano ma il Cardinal Bertone sostiene il Caimano Di Fulvio Lo Cicero Aperti due fascicoli sulle ipotesi di reato di compravendita di parlamentari da parte dei berlusconiani. Il magnate di Arcore ostenta sicurezza in vista del voto di sfiducia. Continua su Dazebao

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One thought on “Diario della crisi I pm romani indagano ma il Cardinal Bertone sostiene il Caimano

  1. Camera, valige piene di soldi
    di Marco Damilano

    L’acquisto di parlamentari ormai è sotto gli occhi di tutti. Diverse le cifre per chi si astiene, chi si dà malato e chi vota con il Pdl. Il premier non bada a spese perché se vince ha la strada aperta verso il Quirinale
    Il governo Andreotti del 1976 che si reggeva sull’astensione determinante del Pci fu definito della “non sfiducia”. Quello di Silvio Berlusconi, se mai dovesse raggiungere l’obiettivo di una maggioranza risicata al voto di fiducia della Camera di martedì 14 dicembre, sarebbe il governo delle tre A. Non il rating di Standard&Poor’s ma una tripletta ben più casereccia: assenti, astenuti, assenzienti. Cui potrebbero essere aggiunte almeno due puerpere, collocate nello schieramento della sfiducia e dunque decisive con la loro eventuale assenza. Gravidanze, malattie, vere o presunte, si sommano e si sottraggono al borsino del Transatlantico trasformato in suq, in attesa del momento della verità.

    “Circolano valigette nere”, giura un ex democristiano di lungo corso, ricordando più di trent’anni dopo il grido che risuonò durante un congresso della Balena bianca: “Sono arrivati gli uomini con la borsa. Una delega di 2 mila voti vale 20 milioni di lire”. Le cifre vanno aggiornate, con il cambio della lira in euro, ma il metodo resta quello, alla vigilia dell’appuntamento decisivo, con il Cavaliere e i suoi “cacciatori di coscienze” sguinzagliati a caccia di deputati dell’opposizione disposti alle tre A: assentarsi, astenersi o assentire. Per non perire.

    Un voto che vale la vita del governo Berlusconi, della legislatura e della seconda Repubblica. Sulle macerie di quel che resta della coalizione di centrodestra durata esattamente 17 anni, da quando l’imprenditore Silvio Berlusconi in un centro commerciale alle porte di Bologna, a Casalecchio sul Reno, dichiarò che se fosse stato a Roma avrebbe votato per Gianfranco Fini sindaco, “in lui si riconoscono i moderati”, agli insulti di questi giorni: sei attempato, un maneggione, e tu sei ridicolo, disperato, taci tu, traditore… Un duello che va avanti da mesi, da quando Fini si levò in piedi alla direzione del Pdl con il dito alzato, “a Berlusconi non era mai successa una cosa del genere”, ammette il fedelissimo Giorgio Stracquadanio. E che oggi, in assenza di accordo in extremis, non prevede prigionieri. O si vince o si muore.

    Per mettere paura all’avversario e trattare da posizioni di forza Berlusconi non bada a spese. Inizialmente è stata un duro colpo per gli strateghi di palazzo Grazioli la firma di 85 deputati sotto la mozione di sfiducia Futuro e libertà-Udc-rutelliani che dimostrava come, almeno virtualmente, il Cavaliere non avesse più la maggioranza alla Camera. “I firmatari non possono cambiare idea e ripassare con noi, sarebbero traditori due volte”, dava segni di sconforto Stracquadanio, instancabile cacciatore di malpancisti tra i finiani. “E poi su chi potremmo contare per ribaltare i numeri, su Consolo? Figuriamoci: sono stato seduto vicino a lui in aula, ha difficoltà a cambiare la batteria del suo cellulare”. Ma in un secondo momento gli umori del premier e dei suoi incursori in campo avversario sono decisamente virati al bello.

    Decisivo l’ultimo sondaggio sfornato da Alessandra Ghisleri, che in caso di elezioni anticipate quota il terzo polo Fini-Casini-Rutelli sotto la somma dei singoli partiti, intorno al 10-12 per cento: troppo poco per far rieleggere gli attuali parlamentari. I voti di Fini e quelli di Rutelli, per esempio, si elidono. Senza contare che Casini deve resistere al pressing del Vaticano e della Cei, contrari all’alleanza con il presidente della Camera. E poi sono finalmente arrivate le buone notizie dalla campagna acquisti: il deputato di Idv Domenico Scilipoti, già propagandista della cura Di Bella in Brasile, folgorato sulla strada di Arcore pensa di votare la fiducia, altri due o tre sono tentati, tra i dipietristi e nel Pd.

    Vero o falso che sia, il giorno dell’Immacolata il sogno di Berlusconi è stato a un soffio dall’avverarsi: altro che passo indietro (“Ma lei crede che possa farlo uno che ha scritto personalmente le parole di “Meno male che Silvio c’è”?”, chiede stupito un parlamentare azzurro). Resistere, tirare a campare, prendere anche un solo voto in più dell’avversario, e poi proseguire con la legislatura. Ragiona un colonnello berlusconiano: “Se il governo riesce a ottenere la fiducia alla Camera anche per un solo voto (il Senato è scontato) Silvio lascerà passare le feste di Natale senza fare nulla e poi proverà ad aumentare i numeri della maggioranza: ci sono posti da ministri e da sottosegretari da distribuire, anche Paolo Romani capirà e si sacrificherà per fare posto a qualcun altro”. Obiettivo: restare a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura nel 2013, di qui all’eternità, per farsi eleggere presidente della Repubblica dopo la scadenza del mandato di Giorgio Napolitano. Mai Berlusconi è stato così debole e vulnerabile: se ce la fa anche questa volta chi proverà più a rovesciarlo?
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