La leggenda del santo compratore Marco Travaglio

La leggenda del santo compratore di Marco Travaglio Da il Fatto Quotidiano A furia di parlare di deputati venduti, si rischia di trascurare l’altrettanto nobile categoria dei compratori. Mestiere usurante quant’altri mai, vista la qualità della merce. Perché il deputato, diversamente dal provolone e dalla salama da sugo, non puoi comprarlo e poi lasciarlo nel frigo per consumarlo a piacere. Una volta acquistato, lo devi poi accudire, nutrire, coccolare, adottare. Ti distrai un attimo e quello s’è già rivenduto a un altro, magari in comproprietà come i calciatori, in multiproprietà come i camper, in franchising come i negozi di abbigliamento, poi c’è l’usucapione, lo ius primae fiduciae, insomma un casino. Il primo acquirente della campagna acquisti autunno-inverno era tal Ciccio Nucara, segretario del Partito repubblicano all’insaputa dei più (lui compreso): doveva pescare nella palude di diniani, centristi, Mpa, Union Valdotaine, Sudtiroler. Ma, appena si mise all’opera, quell’incontinente di B. lo bruciò: “È fatta, abbiamo 20 deputati estranei al Pdl pronti alla fiducia”. E quelli, salvo due o tre, caddero dalle nuvole: alcuni avevano respinto le avances, altri stavano ancora trattando sul prezzo, qualcuno manco sapeva chi fosse Nucara. Il quale abbandonò allegramente il campo: “È stato bello lo stesso, prima non mi si filava nessuno, ora mi chiamano tutti. Chi l’avrebbe detto che sarei diventato famoso a 70 anni?”. Lo riposero in ripostiglio e partì la fase 3 di Mediashopping, affidata ad acquirenti ignoti (forse latitanti): comprare l’Udc siciliana, piena di condannati, inquisiti ed ex imputati. Tipo Cuffaro e Mannino che però, purtroppo, stanno in Senato. Ora, ecco la fase 3: acquisti a tutto campo a qualunque prezzo, una baraonda in cui non si capisce più chi compra e chi viene comprato, anzi c’è pure chi compra un deputato ma poi si vende a sua volta, somma zero. Si fanno avanti compratori volontari come Pionati, ex mezzobusto del Tg1 oggi statista irpino, e di seconda mano come Nucara, riesumato dalle soffitte. I due, con l’aiuto della Santanchè, han conquistato Maurizio Grassano, ex leghista ed ex liberal-democratico (nel senso della Melchiorre). Intanto l’acquirente last minute Americo Porfidia, l’ex Idv che ora dirige Noi Sud, inglobava Antonio Razzi, eletto con (anzi da) Di Pietro nel collegio Europa col problema del mutuo da pagare e della moglie malata (“sta male per colpa di Di Pietro che non mi chiama mai”): decisivo un vertice a Pescara fra le rispettive consorti. Ora anche Razzi sta con Noi Sud, ma non sa ancora come voterà il 14: “Non conosco la posizione di Noi Sud”. Nella fretta del trasloco s’è dimenticato di chiedere. Poi abbiamo i santi compratori, i cardinali Bertone e Ruini, impegnatissimi ad allestire le nozze tra Silvio e Piercasinando, previo divorzio di quest’ultimo da quel demonio di Fini. I due pretoni lo fanno per nobili motivi spirituali: qualche milione alle scuole private e qualcun altro per restaurare chiese e conventi. Resta da capire chi sia l’acquirente che voleva cedere un terzo dello Stelvio all’Alto Adige in cambio dell’astensione della Sudtiroler: chiunque sia è un genio assoluto. Ricorda il Tremonti di Corrado Guzzanti che, per far quadrare la Finanziaria, annunciava: “Diamo via la Savdegna: se lo dico, è pevché ho il compvatove”. Non c’è bisogno di compratori, invece, per acquistare gli ex Pd: vengono via da soli. Villari, quello che si asserragliò in Vigilanza in attesa di offerte, è già di là da parecchio. Cesario e Calearo sono appena passati al “Movimento di responsabilità nazionale”, neopartito uno e trino: il terzo è l’ex Idv Scilipoti (“non posso restare in un partito che ha quella posizione sull’agopuntura”). Calearo è una delle figurine, anzi figuracce di Veltroni: capolista in Veneto nel 2008, nel 2009 scoprì di colpo di non essere “mai stato di sinistra né antiberlusconiano”. Infatti nel 2006 fu sorpreso a Vicenza a inveire contro B: “Vergogna” (otto volte), “stronzo di merda”, “vaffanculo”. Veltroniano perfetto, è del Pd ma anche del Pdl. Non è un venduto: è un diversamente coerente.

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2 thoughts on “La leggenda del santo compratore Marco Travaglio

  1. Il caso Parmalat e il crepuscolo dell’Italia (Parte II)
    Di Beppe Grillo – da «Internazionale» nr. 524, 30 gennaio 2004
    Il sistema Fininvest
    Il sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino.
    Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una «ipernazionale». I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall’Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un’attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.
    Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest «preleva dalle tasche degli italiani» quando questi – anche quelli che non guardano le sue televisioni – comprano i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità. Meriti e rischi ne ha pochi, perché il bombardamento pubblicitario è forzato e non è evitabile dai cittadini (altro che Casa delle libertà!), perché la televisione commerciale – privata o statale – è l’unico tipo di televisione in Italia e perché questa rendita pubblicitaria di fonda su concessioni statali di frequenze televisive ottenute corrompendo il potere politico ai tempi di Craxi. Senza queste concessioni statali, in quasi monopolio e in parte illegali, le rendite e il potere di Fininvest crollerebbero.
    Da due anni inoltre la Fininvest è ulteriormente garantita dalle centinaia di suoi uomini che hanno preso il controllo del governo, del parlamento e della televisione pubblica e che cercano ora di conquistare il controllo anche della magistratura e della banca centrale.
    La rendita senza rischi di Fininvest è inoltre facilitata dal fatto che molti dei settanta avvocati che Berlusconi ha fatto eleggere in parlamento usano nei processi contro Berlusconi e i suoi uomini le leggi a favore di Berlusconi che loro stessi propongono o approvano come parlamentari. Questi stessi avvocati – per esempio Pecorella, Taormina o Ghedini – sono ospiti frequenti nei talk show televisivi, dove continuano la loro difesa di Berlusconi nel «tribunale» italiano più importante, quello di milioni di telespettatori ed elettori, e spesso parlano in tv per ore senza un avversario al loro livello. Questo tipo di avvocati miliardari, star del foro, della televisione e del parlamento, rappresentano bene la concentrazione che è avvenuta in Italia del potere economico, esecutivo, legislativo e informativo nelle mani di un’unica azienda, la Fininvest.
    Grazie a una legge di Berlusconi – valida retroattivamente anche per i suoi falsi – il falso in bilancio è stato quasi completamente depenalizzato. Così è restato o è diventato una pratica diffusa non solo per aziende italiane come Parmalat, Fininvest e altre, ma anche per il governo. In Italia il vero rapporto tra deficit e pil nel 2003 non è inferiore al 3 per cento, come dichiarato dal governo, ma sarebbe superiore al 4 per cento se la contabilità creativa del ministro Tremonti – un ex commercialista di Berlusconi – non avesse contabilizzato per il 2003 gli introiti derivanti da enormi condoni fiscali ed edilizi e da vendite e alienazioni di beni dello stato ce andrebbero distribuiti si molti anni. Quasi tutti sanno che questa contabilità è una truffa, ma fanno finta di non vedere. Come fingevano di non vedere la realtà Parmalat.
    http://www.disinformazione.it/beppegrillo5.htm

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