Servilismo L’arma Finale Del Cavaliere

Servilismo, l’arma finale del Cav. Di Giorgio Bocca Da L’Espresso Berlusconi va alla battaglia decisiva dividendo il mondo in due: da un lato chi si inchina a lui, ricavandone tutti i vantaggi; dall’altra parte chi «non ha capito niente della vita» Che cos’è il berlusconismo? È che, abbandonato da Mara Carfagna, il re di denari Silvio si è subito aggrappato al nondum matura est, chi non mi segue non mi merita. La forza e la condanna degli uomini fatali, provvidenziali, del destino è la loro incorreggibilità, restano fedeli a se stessi, ai loro vizi, alle loro autoassoluzioni fino all’ultimo. La sorte umana di Silvio come di tutti i pari suoi è un’inestricabile mescolanza di vanità sua e di obbedienza altrui, il fascino di amore e odio, di paura e di servitù che li circonda. L’uomo fatale, il padrone, il duce è la stessa cosa del bene e del male uniti in ogni essere umano, il re e il fratello, il tiranno e il benefattore. Quando lo incontri hai l’impressione di aver trovato il tuo dio in terra, colui che ti libera dal vuoto e dalle incertezze della vita, il Berlusconi adorato da Bondi. Il poter lavorare nello stesso palazzo, il poterlo incontrare nei corridoi e nelle scale, il sentirlo parlare in un’assemblea ti dà felicità e sicurezza di essere un suo discepolo, di partecipare alla sua ricchezza e alla sua fama. I suoi adoratori e servitori vivono l’ebbrezza della servitù, di poterlo imitare, di copiare i suoi abiti, le sue giacche, le sue divise da manager, di cantare con lui su una nave da crociera o di essere ospiti nelle sue ville ai Caraibi. La sua segretaria quando qualcuno arriva negli studios senza cravatta sorride: ecco l’uomo presuntuoso che non ha ancora capito la necessità e i vantaggi della divisa padronale. L’uomo fatale è un uomo massa. Egli senza dubbio sa che l’obbedienza totale al capo è fondamentale nella sua e nella vostra fortuna. Chi non obbedisce non è tanto un ribelle, ma un emarginato, uno che non sa riconoscere la convenienza del servire. Il fascino dell’obbedienza è fondato anche sulla solidarietà, chi obbedisce pensa di essere utile agli altri, fa la guardia per salvare gli altri. L’obbedienza è come la fede, come la grazia divina, quando sei fornito di “una marcia in più”, come dicono di Berlusconi. Dell’obbedienza si danno spiegazioni logiche, bisogna obbedire perché l’homme fatale è la fonte di ogni potere. Chiunque affermi in sua presenza che l’uomo è nato libero e per essere libero non sa quel che dice: l’uomo è ciò che è perché ha un capo, saggio e onnipotente. Tornato da una missione diplomatica Silvio alza gli occhi al cielo e dice: “Abbiamo riformato la Nato, l’alleanza che regola il mondo libero, abbiamo recuperato l’amicizia con la Russia, unificato il mondo civile e i giornali si occupano della Carfagna”. Dalla parte di Silvio sta quella forza onnipotente che è la voglia di servire, il riparo che l’uomo comune trova alle incertezze della vita, il sentirsi parte di quel mondo miracoloso che spetta ai fortunati e ai ricchi, la sensazione che stare al suo servizio, al servizio della sua ricchezza, sia già parteciparvi, il primo passo per raggiungerla, per essere anche tu un Vip, un very important person. Ho conosciuto anche io l’ebbrezza di stare vicino al signore, alla sua luce di uomo fortunato. Un altro dei fondamenti della sindrome autoritaria è quello di credere, di far credere, che essa sia qualcosa di divino, che il suo potere discenda dall’alto, ed è per via di questo dono divino che il duce, il capo, anche il più onesto e volenteroso diventa un despota e un tiranno, insindacabile: se i sudditi mettono in discussione il suo potere si stupisce, reagisce nell’unico modo che conosce, la volontà di potenza. Sventurati coloro che lo amano.

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