Facebook chiusa pagina del popolo viola è regime

Facebook ha chiuso la pagina del popolo viola E’ regime leggi su il Post Viola

Una lunga catena umana attorno alla “zona rossa” La pagina Facebook de “Il Popolo Viola”, grazie alle numerosissime sollecitazioni arrivate all’account di servizio di Facebook, è stata riaperta dopo 5 ore. Ringraziamo tutti coloro che si sono spesi con mail, post e telefonate a Dublino direttamente alla sede di Google Europa. E’ un buon segno che – se la mobilitazione è condivisa – porta i suoi buoni frutti. Riprendiamo allora il filo del nostro discorso sulle mobilitazioni in occasione del voto di sfiducia. Come temevamo, domani 14 dicembre il Governo ha deciso di blindare il centro di Roma – come mai era accaduto prima – per “preservare i luoghi delle istituzioni”. Così dice il Questore nella prescrizione che ci ha inviato. Non hanno accettato neanche la nostra proposta alternativa di P.zza SS. Apostoli anziché Montecitorio, proponendoci P.zza San Marco (di fronte all’altare della Patria a P.zza Venezia) per tenerci lontani dalla “zona rossa”. Bene, la proposta che facciamo allora è la seguente: dopo il corteo che partirà alle 9.30 da P.zza della Repubblica, ritrovo alle 12.30 a P.zza San Marco e poi una lunga catena umana che circondi tutta la loro “zona rossa”. Perché le istituzioni le preservano meglio i cittadini, dagli attacchi furibondi che questo governo lancia giorno dopo giorno, facendole sgretolare. Noi non ci meritiamo questo presidente del Consiglio che ha utilizzato le istituzioni per i suoi fini personali e che sta prolungando l’agonia del suo governo solo per non tornare a farsi giudicare per i reati commessi. Per questo domani avvolgeremo le nostre istituzioni, da lontano, rispettando le disposizioni di chi teme le critiche e la libera espressione del pensiero, con una azione assolutamente nonviolenta e pacifica. Un abbraccio che percorra tutto il perimetro della “zona rossa”: rossa dalla vergogna e dalla rabbia di non poter controllare la verità dei cittadini che sanno di poter contribuire alla caduta del regime berlusconiano. da Il Popolo Viola

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3 thoughts on “Facebook chiusa pagina del popolo viola è regime

  1. La dittatura nascosta di Berlusconi (prima parte) 26/09/08
    di Federico Cioci – Megachip

    Somiglianze e differenze tra il regime fascista e l’egemonia berlusconiana Il paragone è emerso alcune settimane fa. Sarà stato suscitato dall’elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, arrestato in gioventù per ben tre volte per azioni parafasciste (aggressione di un ragazzo insieme ad altri camerati, lancio di una molotov contro l’ambasciata russa e blocco di un corteo al quale Bush senior aveva partecipato per commemorare gli americani caduti combattendo contro i nazifascisti), oppure dall’uccisione di Nicola, nel maggio scorso a Verona, ad opera di giovani neonazisti che non avevano tollerato la grave impudenza commessa dalla vittima: portare i capelli lunghi.

    Fatto sta che si è diffusa questa voce, questo pernicioso paragone tra l’attuale governo e il fascismo del ventennio. Un paragone recentemente ripreso anche da Famiglia Cristiana, la quale ha auspicato appunto “che non stesse rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo”. Subito autorevoli personaggi televisivi, o meglio personaggi resi autorevoli dalla televisione, hanno commentato questa correlazione definendola fuori luogo, provocatoria. Il paragone è stato accantonato. E per certi versi, sicuramente si tratta di una similitudine un po’ azzardata. Ma fino a che punto? Partiamo dalla cruciale questione riguardante l’informazione. A partire dal novembre 1926 il regime fascista pose fine alla libertà di stampa. Non era sufficiente, però, impedire all’opposizione di esprimere le proprie idee, ma si doveva anche fare in modo di acquisire il favore e il consenso dei cittadini. Nacque allora il Minculpop, ossia il Ministero della cultura popolare. Si occupava di propaganda. Oggi si assiste ad un fenomeno analogo: Silvio Berlusconi controlla quasi tutta l’informazione.

    Possiede tre televisioni (di cui una, Rete 4, occupa abusivamente le frequenze di Europa 7, secondo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea) e controlla le reti Rai. Lo dimostrano il totale insabbiamento da parte dei telegiornali di ciò che riguarda i processi del nostro premier e dei suoi rapporti con la mafia, l’occultamento della”famosa” (per chi si informa per vie che non passino per l’etere) ultima intervista in cui Borsellino denuncia esplicitamente il ruolo di riciclaggio del denaro sporco di Cosa Nostra svolto da Berlusconi, la cacciata di Santoro, Biagi e Luttazzi nel 2003, il posto fisso di Bruno Vespa in prima serata, l’intercettazione telefonica con Agostino Saccà direttore di Rai fiction, il martellamento mediatico sul tema della sicurezza proprio nei mesi precedenti alle elezioni, l’accanimento contro il giornalista Marco Travaglio colpevole di aver detto semplicemente la verità riguardo ai rapporti tra il vicepresidente Schifani e alcune persone poi condannate per mafia. Dallo stesso Travaglio persino Paolo Ruffini, direttore della rete tradizionalmente più di sinistra, Rai3, siè subito dissociato. Non ha evitato però di sollevare le ire dell’onorevole La Russa che ha dichiarato: “Il problema investe i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge”. Rendendo chiaro chi sarà a nominare il prossimo. Se è vero che proprio la televisione rappresenta oggi il mezzo di informazione più importante per numero di ascoltatori, è vero che anche nel campo dell’editoria Silvio Berlusconi ha voluto far sentire la propria voce: vi sono testate che distorcono palesemente la verità, come il Foglio, il Messaggero, Libero, il Riformista ed altre in cui coesistono giornalisti che ancora raccontano i fatti per come si sono realmente svolti ed altri che ne forniscono versioni falsate, rendendo difficile al lettore comprendere cosa sia realmente accaduto. Ma è proprio in televisione che Berlusconi esercita tutta la sua egemonia comunicativa. Qui i suoi oppositori non trovano spazio per attaccarlo o vengono presto smentiti da giornalisti e politici. Quasi i tutti i telegiornali Mediaset e Rai non fanno altro che riportare le dichiarazioni dei politici stessi senza smentire o confermare ciò che dicono. Il che fa supporre al telespettatore che abbiano detto la verità. Ma molto spesso non è così. Nei peggiori dei casi sono i giornalisti stessi a mentire. Mettono in bella forma, potremmo dire in giacca e cravatta, le false notizie comunicate loro da persone in stretto contatto con palazzo Chigi. Divulgare i fatti oggi è rischioso. Berlusconi è d’altronde il loro datore di lavoro (per quanto riguarda i giornalisti Mediaset) o colui che li ha collocati dove adesso lavorano e che potrebbe facilmente rimuoverli, come l’editto bulgaro insegna (per i giornalisti Rai). Fare informazione sarà ancora più difficile con l’approvazione della legge che vieterà di pubblicare i contenuti delle intercettazioni telefoniche e degli atti processuali prima che sia emessa la sentenza. Provvedimenti che mirano palesemente ad impedire ad un giornalista il suo compito fondamentale: informare.

    L’obiettivo è imbavagliare chi racconta verità scomode. Altri avvaloreranno al posto suo tesi menzognere, per raccogliere il consenso degli italiani. Un obiettivo che i risultati delle ultime elezioni dimostrano raggiunto. Passiamo alla giustizia. Il fascismo abolì l’indipendenza della magistratura. Instaurò inoltre il “Tribunale speciale per la difesa dello Stato” col sostanziale compito di reprimere il dissenso. Oggi Berlusconi sta nuovamente cercando di introdurre la politica, o meglio i politici, nella magistratura. La legge proposta dal ministro Alfano renderebbe il Csm eletto per un terzo dai magistrati, un terzo dai cittadini, un terzo dal capo dello Stato. Considerato il fatto che i cittadini eleggerebbero ora una maggioranza di giudici legati al Popolo delle libertà e che il prossimo capo dello Stato sarà scelto sempre dall’attuale governo, verrebbe così a crearsi un Csm controllato dal centrodestra. Cadrebbe quell’importantissima funzione di controllo che ora il Csm esercita in maniera indipendente (su questo, considerato il caso De Magistris, si potrebbe discutere) sui giudici, sostituita con un controllo da parte del potere politico sul potere giudiziario. Così non solo la casta potrà diventare ancora più intangibile di quello che è già oggi, ma potrà andare direttamente all’attacco dei giudici scomodi, dei giornalisti che non si prostrano dinnanzi al potere, di chi fa opposizione politica, di chi insomma dà fastidio. Contemporaneamente a questi provvedimenti è in atto una continua campagna di discredito nei confronti degli inesistenti giudici “rossi”, la quale, mettendo in dubbio l’onestà degli stessi magistrati, punta a screditare tutte le sentenze sfavorevoli che possono essere emesse contro Berlusconi ed altri imputati celebri.
    La dittatura nascosta di Berlusconi – 30/09/08 di Federico Cioci – Megachip
    E’ proprio la magistratura il grande ostacolo che rimane sul cammino del premier verso il controllo dei quattro poteri. E’ sempre stata la magistratura, d’altronde, il nemico principale della politica. Di certa politica. Furono i giudici a sventare e a sventrare la P2, a demolire Tangentopoli, a indagare su Berlusconi, ma anche a condannare l’eroe Mangano, Dell’Utri, vari altri parlamentari. Essendo il loro più grande ostacolo, è anche la nostra più fulgida speranza, il nostro baluardo. Passiamo ai servizi segreti. Mussolini istituì l’Ovra, una sorta di polizia parallela, specializzata nella repressione del dissenso.

    Ed oggi cosa accade? Le indagini, bisogna scriverlo per dovere di cronaca, sono ancora in corso, ma le accuse che gravano sull’ex direttore del Sismi, Niccolò Pollari, e su un ex funzionario, Pio Pompa, sono pesanti: essi, infatti, in seguito alla scoperta dell’archivio di via Nazionale di dossier illegali riguardanti presunti nemici del governo Berlusconi (numerosi esponenti del centrosinistra, magistrati italiani e stranieri, giornalisti), sono accusati di peculato e possesso abusivo di informazioni riservate. Materiale utile per attuare campagne di discredito contro le persone monitorate. Era stato lo stesso Berlusconi a nominare Pollari direttore del Sismi nel 2001. Insomma, lo scenario è inquietante, considerato il fatto che le responsabilità non sono attribuite soltanto agli ahimè consueti “servizi deviati”, ma proprio al vertice del Sismi, e che questa azione sovversiva va a inserirsi proprio in un periodo in cui la Casa delle Libertà sta portando a termine un attacco alla magistratura pericoloso per la nostra democrazia. Citiamo poi la P2 che, se non faceva parte del Sismi, era pur sempre un’organizzazione segreta. Essa annoverava con il grado di “muratore” lo stesso Berlusconi e fu sciolta in seguito alle indagini della magistratura, la quale non è però riuscita a impedire che il piano originale del Venerabile Licio Gelli venisse messo in atto, in maniera ancor più sistematica di quanto lo stesso Maestro avesse previsto, da Silvio Berlusconi. Questi ha inoltre certo usufruito degli aiuti di altri massoni, avvalendosi fra l’altro di prestiti bancari a condizioni troppo vantaggiose per non destare dei sospetti. Alcuni dirigenti furono identificati in seguito come piduisti. Comune al fascismo è anche l’ostilità, se non l’odio, verso il diverso (un tempo l’ebreo, la persona di colore, oggi il rumeno, il rom, l’extracomunitario) e un razzismo sempre più dilagante. Certo l’azione di sterminio attuata dai nazifascisti è infinitamente più grave delle misure prese dall’attuale governo, come il prendere le impronte digitali a dei bambini, ma il razzismo sta alla base di entrambe. Da sempre fomentare l’odio delle masse contro un nemico comune ha fatto comodo al potere per tenere coesa la nazione e distogliere l’attenzione dai problemi reali che oggi sono mafia, corruzione, sfruttamento, morti sul lavoro, scandali finanziari.

    Incrementare la paura dello straniero, poi, come fa quotidianamente oggi la televisione, ha da sempre comportato uno scivolamento dell’opinione pubblica a destra conseguente alla richiesta di ordine, del quale la destra si è storicamente fatta garante. Ma non certo questa destra. Che emanando svariate leggi per bloccare l’azione della magistratura, a causa dei processi in corso in cui sono imputati Berlusconi e numerosi altri politici del centrodestra (e non solo), le ha di fatto impedito di operare anche nei confronti di chi commette quei reati contro i quali ora il governo afferma di voler lottare. Anche il periodo immediatamente precedente, da un canto alla presa del potere di Mussolini e dall’altro alla ribalta elettorale di Forza Italia del 1994, era stato segnato da un dilagare di violenza. Le azioni dei “Fasci di combattimento” di estrema destra e le agitazioni operaie , nel prefascismo; le stragi mafiose, nei primi anni novanta. Si vede bene, dunque, come spesso la violenza e l’instabilità portino a destra. In campo internazionale è da notare il parallelo tra la guerra coloniale in Etiopia del ’36, e l’attuale avventura neocoloniale in Iraq, al fianco degli Usa: è stata questa un nuovo modo per attrarre l’attenzione pubblica altrove? Una sfruttata occasione di arricchimento per persone vicine al governo o del governo stesso? Di certo sappiamo ciò che non è stata: un’azione necessaria per combattere il terrorismo musulmano, con il quale il laico Saddam non ha mai avuto rapporti, o per scongiurare un fantomatico attacco del dittatore iracheno contro l’occidente (per quale motivo?) con le altrettanto fantomatiche armi di distruzione di massa. E fu proprio il Sismi, con a capo Pollari, a consegnare alla Cia il dossier che fece diffondere la infondata notizia che Saddam possedesse ordigni chimici. Insomma, se Pollari si spinse fino al punto di far consegnare un dossier falso alla Cia che le fornisse un pretesto per attaccare Saddam, si può supporre che Berlusconi, colui appunto che nominò Pollari, volesse fortemente entrare in guerra.

    Altro parallelo è istituibile tra la degradazione dell’elettore del ventennio, il quale poteva solo approvare o respingere la lista unica di deputati proposta dal Gran Consiglio del fascismo, e del votante odierno che ormai da due legislature può soltanto scegliere tra due liste decise dai partiti: una corrotta e schierata a fianco della criminalità organizzata, e l’altra schierata a fianco della prima. I singoli parlamentari non sono più eleggibili. Così viene meno anche quell’impulso nell’elettore di informarsi perlomeno su quegli unici due candidati tra i quali avrebbe dovuto eleggere il proprio rappresentante. No, meglio far mettere al votante una crocetta su un simbolo anonimo. Molto meglio.

    Grazie al “porcellum”. E alla legge da lui approvata. Come, inoltre, nel ventennio le prerogative del parlamento furono valicate attribuendo il potere legislativo al governo stesso, così oggi, se pur non si è giunti a tanto, si nota un notevole incremento dei decreti legge che, pur essendo convertiti poi dai parlamentari stessi, hanno il pregio di tagliare le gambe ad ogni possibile discussione in parlamento. E se in parlamento non c’è più dibattito, ci può essere minore attenzione della stampa sui provvedimenti varati. Insomma, meno dibattito, meno controllo.

    La dittatura nascosta di Berlusconi (terza e ultima parte) – 04/10/08 di Federico Cioci Sia il fascismo sia Forza Italia si presentarono da subito come due forze di rinnovamento: il primo appariva come uno schieramento nuovo che doveva portare una grande ventata di onestà e purezza, da sostituirsi alla dilagante corruzione che aveva accompagnato gli ultimi decenni del governo liberale; prezzante, Mussolini, appena nominato capo del governo, definì il parlamento un’ “aula sorda e grigia”. Forza Italia, analogamente, fece leva sulla sfiducia della gente nel vecchio sistema partitico, presentandosi come portatrice di integrità. Berlusconi affermò: “Siamo l’Italia che lavora, contro l’Italia che ruba!”.

    Un’integrità che, dato uno sguardo alle fedine penali dei parlamentari della maggioranza, era solo di facciata. Da segnalare poi i continui tentativi da parte dell’ex Alleanza Nazionale di riabilitare la figura di fascisti e repubblichini in nome di una loro non meglio specificata”buona fede”, come hanno affermato Fini e Alemanno, il quale peraltro porta una croce celtica al collo come “simbolo religioso”. Io credevo che la croce fosse un simbolo religioso, non la croce celtica. Riportiamo infine la minaccia di Umberto Bossi: “Se non si fa il federalismo, marcerò su Roma con cinquecentomila padani”. Infine, si nota bene come ci siano nei primordi dei due fenomeni alcuni omicidi eccellenti.

    L’uccisione di Matteotti, poi ufficialmente rivendicata da Mussolini, da un lato. Gli attentati a Falcone e Borsellino dall’altro, per i quali lo stesso Berlusconi è stato indagato, come mandante, per concorso in strage. Berlusconi era indagato nello stesso processo anche per gli attentati a Maurizio Costanzo nel ’93 a Roma, agli Uffizi nel ’93 a Firenze, al Padiglione d’arte contemporanea nel’93 a Milano, a San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano nel ’93 a Roma, allo stadio Olimpico nel dicembre ’93 e gennaio ’94 a Roma, a Salvatore Contorno nel ’94 a Roma. Il processo è terminato per decorrenza dei termini, benché “le indagini svolte abbiano consentito l’acquisizione di risultati significativi” e sebbene “l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”. Di sicuro, però, sono provati, grazie anche alle dichiarazioni dei pentiti e ad alcune intercettazioni telefoniche, i rapporti tra Berlusconi ed alcuni mafiosi. Mangano, risieduto ad Arcore negli anni ’70 e ’80, condannato per mafia è stato definito dal premier un’ “eroe” per non aver fatto il suo nome.

    Dell’Utri, condannato in primo e secondo grado per tentata estorsione mafiosa e in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, milita da anni in Forza Italia e lavora al fianco di Berlusconi ormai da decenni. Lo stesso Borsellino, un mese prima di essere ucciso, fece il nome del premier e citò i suoi rapporti con la mafia; circostanza che avvalorò appunto la pista che portava a Berlusconi quale mandante della strage di via D’Amelio. La valanga anonima di miliardi che, negli anni ’70 e ’80, si è riversata nelle holding poi confluite nella Fininvest rende evidente l’attività di riciclaggio di denaro sporco svolta in quegli anni da parte di Berlusconi. Proveniente da dove? La risposta rimane dubbia, ma considerati i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra per tramite di Mangano e Dell’Utri (condannato lui stesso per riciclaggio), si può supporre che fosse proprio quella la provenienza del denaro.

    Anche questo processo si è concluso con una prescrizione per decorrenza di termini. L’annullamento, da parte del governo Berlusconi, del reato di falso in bilancio ha mandato in prescrizione anche questa seconda accusa contenuta nel processo. Al contrario Mussolini si era opposto alla mafia, considerata come un’organizzazione illegale, poiché l’unica ammessa era il partito fascista. L’azione del prefetto Mori era stata, è vero, un po’ dura, ma aveva portato i suoi frutti, pur senza riuscire a debellare totalmente l’organizzazione criminale. Mentre, dunque, questo merito va attribuito al fascismo, è evidente che, al contrario, l’attuale destra non vi si è opposta. Anzi, ha approvato varie leggi, alcune anche con l’appoggio di parte del centrosinistra, che ostacolassero la lotta della magistratura alla mafia. La modifica della legge sui pentiti, i quali costituivano una vera piaga in Cosa nostra nei primi anni novanta, ha fatto sì che quasi nessuno collaborasse più con la giustizia. Sono stati dimezzati i tempi di prescrizione di reati quali favoreggiamento ad associazione criminale, usura (tipico reato mafioso) con un conseguente aumento delle prescrizioni. Senza contare le altre leggi ad personam che hanno costituito un ostacolo ai giudici in tutti i processi. Senza contare i già citati rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Ma la differenza maggiore fra il regime fascista e l’attuale, se me lo consentite, regime berlusconiano risiede nel fatto che mentre il primo era una forma di dittatura manifesta, il secondo dà l’impressione di essere invece un sistema democratico. Eppure quando le leggi in materia televisiva sono state violate, già una parte della nostra democrazia poteva dirsi perduta. Oggi che la macchina mediatica di Berlusconi ha invaso anche le tre reti Rai, la democrazia sostanzialmente non esiste più. E la situazione sarà irreparabile se cesserà l’indipendenza della magistratura, come avverrà probabilmente con la prossima riforma dalla giustizia.

    Questo non è un fascismo evidente poiché chi vi si oppone, tranne in pochi casi, non viene picchiato, arrestato o ucciso. La libertà di espressione di chi fa denunce scomode non è cancellata, ma così ridotta che le sue affermazioni appaiono talmente discordanti da quelle non solo della maggioranza, ma anche di numerosi giornalisti, conduttori televisivi, nonché spesso anche degli esponenti del Partito Democratico (cui spesso fa comodo sorvolare su alcune questioni) che lo spettatore non può che essere diffidente verso di esse. Ripetere tante volte una bugia per avere una verità. Non è il regime del “bastone e manganello”, ma del giornale e del telecomando. Che faranno meno male, ma sono più efficaci per raccogliere il consenso. Viene fatta credere una cosa ai cittadini, mentre è vero il suo contrario. Oppure si omettono o si modificano particolari. Le persone non vengono obbligate a pensarla come la maggioranza; vi sono indotte. In tal modo credono di partecipare ad un progetto, mentre è il progetto che fa sì che loro pensino di parteciparvi. Ritengono di essere libere di pensare con la propria testa, ma non lo sono. E’ il fascismo dell’informazione: ha dovuto attendere l’ampia diffusione di un mezzo di comunicazione di massa per poter essere attuato. Ecco perché Mussolini invece non poté mai fare a meno del manganello, cioè della repressione. Questa privazione di libertà però è avvenuta in maniera graduale. Ed è pertanto passata inosservata. In macchina una brusca frenata è avvertita di più che un graduale rallentamento. Ecco perché questo è un regime più subdolo. Meno sanguinario, ma più subdolo. Più subdolo poiché meno sanguinario.

    Se la dittatura tradizionale è alla fin fine un rapporto di forze, in quanto permane al potere finché gli oppressi prendono coscienza di essere la maggioranza e si ribellano, questo regime riesce addirittura a far sì che la maggioranza del popolo, vessato e privato della fondamentale libertà che è l’informazione, non si senta oppressa. Pertanto, è più difficile sconfiggerlo. Poiché molti non ne comprendono l’essenza, semplicemente”non sanno”. Ecco perché l’obiettivo di ogni giornalista che abbia a cuore il suo mestiere e la sua coscienza deve essere quello di informare e diffondere la verità. Un obiettivo che non è purtroppo più così scontato. http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7983

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