Le badanti di Berlusconi Foto (ominidi ominicchi)

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2 thoughts on “Le badanti di Berlusconi Foto (ominidi ominicchi)

  1. Non basta cacciare Berlusconi per liberarci dal berlusconismo Di Angelo Orsi Da Micromega Fine di regime? Quante volte l’abbiamo annunciata, auspicata, attesa? Tante, troppe. “Ma stavolta ci siamo”, potremmo aggiungere, a guisa di autoconsolazione, e per scusare i nostri errori di previsione. Spesso in politica, come in amore (o persino nello sport) i nostri desideri li scambiamo per verità effettuale. Premesso dunque che, personalmente (ma non sono il solo), spero e credo che Berlusconi sia davvero all’uscio, per lasciare il potere, almeno quello visibile, mi interrogo sul suo lascito. Se Berlusconi morrà, ed è comunque morente, il berlusconismo è vivo e lotta non insieme a noi, bensì contro e dentro di noi. Il berlusconismo è il volto segreto di tanti di noi, che, come mi è capitato di dire un’altra volta, siamo diventati, spesso, i portatori sani di questo virus.

    In che cosa consiste, il berlusconismo? E perché mi pare che anche tanti dichiarati nemici del Cavaliere siano a rischio contagio o già infetti? Il berlusconismo è l’idiosincrasia alle regole, innanzi tutto: e quante volte abbiamo visto in azione qualcuno che , se noi gli ricordiamo che il suo comportamento è contro le norme, ci dice “sì, vabbè, ma non essere formalista…”: oppure abbiamo sentito dire che rispettare una legge, una regola, una norma,è una questione di dettaglio? Ma io credo che a furia di trascurare i dettagli si finisca per perdere di vista i princìpi. Il berlusconismo se ne frega delle regole: esse valgono per altri, in quanto si è berlusconidi quando riteniamo che noi siamo al di sopra, al di fuori, al di là delle leggi che, però, valgono per gli altri.

    Il signore di Arcore ne ha fatto una filosofia, che sorregge tutta la sua azione politica, e ne ha fatto ancor più uno stile di vita. Si può dire che otto decimi della produzione di leggi nell’ultima legislatura, dominata da Berlusconi e i suoi servi (stolti che si credon furbi, o miserabili autentici “furbi” che usano uno scranno parlamentare o anche meno solo per farne mercimonio) sia stata dedicata a proteggere il primo ministro, i suoi familiari e i suoi famigli, dai rigori della legge da lui e da tutti loro violata a ripetizione, con grandissima tranquillità: sì, perché il berlusconismo è certezza di impunità. E sperimentatissima capacità di sottrarsi alla punizione.

    Il primo sistema è la pratica della menzogna. Mentire, mentire sempre, sempre mentire, come i classici amanti che tradiscono il partner e colti in flagrante inventano storie fantasiose, e giurano, e spergiurano. Anche Berlusconi giunse a giurare sulla testa delle sue creature: no, non le fanciulle che raduna, dopo aver esaminato il book dei procacciatori di sesso a pagamento, nelle sue infinite dimore, sparse al di qua e al di là di mari, montagne e oceani; bensì sulla testa dei suoi figlioli, oggi grandicelli, ma all’epoca bimbi innocenti (?).

    Mentire, mentire sempre, mentire anche quando tutto dimostra che la realtà che si racconta è parto di una fervida immaginazione. Il berlusconismo si fonda sulla menzogna, e quante volte ci è capitato, nei luoghi di lavoro, nelle sedi di partito, o altrove, di sentire uscire dalla bocca di un collega, di un capo, di un sodale, balle colossali, che servono a procurare un utile personale a chi le proferisce, o a limitare un temuto, magari meritato danno, o, infine, produrre uno svantaggio a chi ne subisce gli effetti, involontariamente, e non è in grado di difendersi, magari alzando il tiro della menzogna.

    Io credo che qui sia il cuore del berlusconismo, come malattia infettiva, insieme all’ostentato aggiramento della legge: la menzogna. Mai si è visto un capo di governo, un uomo pubblico, reggere tutta la sua comunicazione politica sulla menzogna. Mi tocca qui ricordare Gramsci, quando, ristretto in una cella da un altro grande mentitore, Benito Mussolini, osservava che è diffusa l’opinione che per un capo politico, di governo o di partito, sia prassi non solo usuale ma necessaria e addirittura indispensabile, la pratica della menzogna, “il saper far credere il contrario di ciò che realmente si vuole”. Invece, afferma impassibile e fermo Gramsci: “nella politica di massa dire la verità è una necessità politica, precisamente”.

    Ebbene, Berlusconi ha costruito un impero finanziario e una carriera politica sulla menzogna: non solo su di essa, ma in primo luogo su di essa. E l’arma con cui sta per essere disarcionato, e speriamo sconfitto e gettato tra i detriti della storia, è null’altro che la verità, il disvelamento, l’azione corale che sta via via, in una lunga tenace lotta, togliendo il velo che copre la realtà: la spazzatura di Napoli, che lui continua a dichiarare scomparsa, come la scrofola grazie alle mani dei sovrani di Francia che la “guarivano”, nel senso che quella malattia carsica era remittente, scompariva per poi ritornare. E si riteneva da parte del popolo bue, e si faceva credere da parte dei regnanti, che era proprio l’effetto del potere del re, guarirla. Ora la spazzatura a Napoli è lì dove era prima, e le menzogne ridicole, le promesse grottesche, reiterate fra urli e minacce da parte del Caimano ferito, ci mostrano in tutta la loro patetica realtà il potere della menzogna, ma anche il contropotere della verità.

    Ho fatto l’esempio immondizia, perché mi pare il più adeguato, anche sul piano morale per indicare un uomo e un governo che puzza di malaffare, di volgarità, di osceno, lontano cento miglia. Ma infiniti sono gli esempi possibili. E la congiunta azione di studenti, ricercatori, precari, e professori nelle piazze, nelle stazioni, sui tetti d’Italia, che denudano le bugie miserrime della bella addormentata Gelmini; con quella in Parlamento da parte di nostri rappresentanti che si rifiutano di essere venduti e comprati; con il pur timido e tardivo risveglio politico del Pd (di una parte) e la pur minoritaria azione di forze organizzate non presenti nelle istituzioni; con le mobilitazioni continue in fabbrica, davanti alle menzogne dei Marchionne e dei tanti marchionnini che, non paghi dei loro profitti e guadagni, rovesciano i dati per depredare e schiavizzare i lavoratori… Ebbene, questa azione, contestuale anche se non concertata, al di là dell’esito immediato, parlamentare, ha avuto il merito, direi storico, di rovesciare il rovesciamento e di mostrare il vero volto del potere berlusconiano.

    Oggi, davanti alla scadenza del 14 dicembre, ripeto, al di là del suo risultato immediato, l’Italia deve dire un grazie gigantesco a questi soggetti, donne e uomini di tutte le età, che contribuendo a mettere nell’angolo Berlusconi, stanno costringendo tutti noi ad aprire gli occhi, e a metterci in guardia contro la menzogna e, in definitiva, ancora e prima di tutto, contro l’indifferenza.
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/non-basta-cacciare-berlusconi-per-liberarci-dal-berlusconismo/

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