La Mafia Che Fa Paura Alla Grande Milano

La mafia che fa paura alla grande Milano Di Giorgio Bocca Da Repubblica NEL PAESE della mistificazione e degli illusionisti, nulla ci sorprende più della realtà quando la sua durezza ci viene sbattuta in faccia. La stampa governativa è ottimista, narra di un Paese in gara con il mondo avanzato per benessere e riformismo, ma gli uomini di legge e di giustizia sono di parere opposto. Questa è la notizia di ieri: il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, durante un incontro con la stampa, a cui erano presenti magistrati e esponenti della direzione nazionale antimafia, ha tracciato un ritratto della nostra società molto diverso e molto preoccupante. Regna nel Paese, persino nella grande Milano nordista e padana affacciata sull’Europa, il silenzio delle vittime, di quanti subiscono le prepotenze e i furti delle mafie. Il fenomeno estorsivo e usuraio, hanno detto i magistrati e i titolari dell’ordine, continua e si infittisce. I cittadini sono restii a denunciare i delitti di cui sono vittime. “Non ci arrivano denunce” ha detto la Boccassini. “È un dato sintomatico di cui dobbiamo prendere atto, la società si piega alla delinquenza, ne subisce le violenze e le minacce”. “Ritengo che il fenomeno dell’usura e dell’estorsione nel Milanese e in Lombardia sia in netto aumento” ha aggiunto il procuratore della Repubblica Bruti Liberati. “Si parla molto di questi tempi della penetrazione mafiosa, ma l’omertà degli imprenditori non è mutata. Si preferisce sopportare piuttosto che denunciare”. È ancora la Boccassini a rincarare la dose: “Cambiano le città ma l’omertà verso fenomeni come quello dell’usura non muta. A Milano non ci sono state denunce da parte di imprenditori, anche se le estorsioni non si sono fermate. Ne dobbiamo prendere atto. Dietro la porta del mio ufficio non c’è la fila di chi è vittima dell’usura”. Sono stati arrestati centottanta mafiosi notoriamente pericolosi, uomini della ‘ndrangheta per i quali si chiede il processo, ma le estorsioni sono aumentate. È stato chiesto al procuratore a che punto è l’inchiesta del governo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei partiti e nelle istituzioni lombarde. Ha risposto: “Se ne parla molto ma nei fatti l’omertà nei riguardi delle mafie non muta”. Questa è la situazione. Ogni giorno un proclama del capo del governo o del ministro dell’Interno sui clamorosi successi dello Stato al crimine mafioso e ogni giorno migliaia di estorsioni, di minacce e di silenzi. Capita così che molte nostre domande trovino una risposta cruda, se non crudele. Il governo Berlusconi conduce seriamente la lotta contro la mafia o favorisce la crescita di un’economia mafiosa? Siamo in una democrazia dove la legge è uguale per tutti o in un regime autoritario dove le associazioni e la mentalità mafiosa costituiscono la norma e dettano le regole? Da un lato abbiamo la vulgata governativa, gestita dal ministro dell’Interno, per cui ogni giorno si celebrano le vittorie del legale sull’illegale, si pubblicano gli elenchi delle centinaia di criminali arrestati e incarcerati fra il tripudio di poliziotti e un altro, quello dei magistrati, dei giuristi, dei sociologi che ogni giorno prendono atto della progressiva uscita del Paese dalla legalità, dal rispetto delle leggi, delle regole del vivere civile, dalla democrazia con rispetto dei diritti e dei doveri e non come campo di battaglia in cui prevalgono i più forti e i più furbi.

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