Dedicato al piccolo scelbino morsicatore pattano

Quando La Russa era “La Rissa” Da il Fatto Quotidiano Di Daniele Vecchi
“Vigliacchi, siete dei vigliacchi ad andare in piazza con la faccia nascosta”. Ignazio La Russa non è riuscito a trattenersi. Durante Annozero lo studente della Sapienza Luca Cafagna non ha espressamente condannato gli episodi di violenza andati in scena a Roma martedì e il ministro lo ha interrotto bruscamente, gridando con rabbia tutto il suo disappunto (Guarda il video). Questa è “apologia di reato”, ha urlato saltando in piedi e raggiungendo Michele Santoro al centro dello studio. E rivolto allo studente: “Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere (gli agenti delle forze dell’ordine,ndr) e andate in piazza con la faccia nascosta”. Cafagna è troppo giovane per ricordarsi di Ignazio Benito Maria La Russa che, segretario regionale del Fronte della gioventù, andava insieme ai suoi camerata fuori dalle scuole e nelle piazze milanesi armati di catene e coltelli. C’è una foto in cui La Russa è al fianco di Ciccio Franco, caporione della rivolta di Reggio, e con i leader del Msi milanese: è una immagine del 12 aprile 1973, nella manifestazione indetta dal Movimento sociale “contro la violenza rossa” furono lanciate due bombe a mano Srcm che uccisero il poliziotto Antonio Marino di 22 anni. La Russa e compagni si conquistarono la prima pagina de La Stampa di domenica del 22 aprile 1973 (Leggi il pdf 1): l’attuale ministro era indicato tra i “responsabili morali” del lancio della bomba che costò la vita all’agente (Leggi il pdf 2). Erano tempi in cui La Russa aveva una chioma lunga e fluente, con barba ben curata e i soliti occhi luciferini che incitava alla lotta contro il comunismo e alla libertà. Ne esiste una straordinaria testimonianza nel film “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio (Guarda il video). La pellicola, del lontano 1972, comincia con un comizio del giovane La Russa in piazza Castello. Erano tempi di forti scontri. Di La Russa si ricorda anche Sergio Cusani, allora coordinatore del movimento studentesco della Bocconi. “Vidi quegli occhi inquietanti volti verso di noi”, ha raccontato Cusani all’Espresso nel 2000. “Poi qualcunò gridò: ‘hanno la pistola’. Tirai giù Gianni Vallardi, che oggi è un dirigente della Rizzoli, e sentii dei colpi. Restati stordito dalla violenza di quel gesto. Solo più tardi mi resi conto che ci avevano sparato con una scacciacani”. Erano trenta anni fa ma a Milano se ne ricordano tutti. Tranne il diretto interessato che invece accusa lo studente di oggi di aggredire la polizia a volto coperto ma va invece molto d’accordo con il collega dell’esecutivo, Roberto Maroni. Lo stesso che a un poliziotto morsicò il polpaccio ed è stato condannato in primo grado a resistenza a pubblico ufficiale a otto mesi, pena poi ridotta in Appello e confermata anche in Cassazione. Questione di memoria, forse. Anche sulla presunta “apologia di reato” in cui sarebbe incappato lo studente ad Annozero per non aver condannato gli atti di violenza di martedì. A La Russa saranno sfuggite le dichiarazioni del compagno di governo Umberto Bossi, forse (Leggi l’articolo). Il Senatùr dal 1993 non perde occasione per tirar fuori fucili, rivolte popolari, bombe a mano e rivoluzioni. “Quando avremo perso tutto, quando ci avranno messo con le spalle al muro, resta il fatto che le pallottole costano 300 lire”, disse nel settembre del 93. L’anno dopo: “Se non avessimo impedito la rivolta si sarebbe incendiato tutto il Nord. E se in Sardegna, un’area isolata, qualche mitra lo puoi trovare, in Lombardia trovi tutto, dai cannoni agli aeroplani, tutto quello che vuoi. Se esplodeva la rivolta nella bergamasca, spazzava via la Lombardia che al quinto giorno si sarebbe sollevata in armi contro il regime”. Una lunga collezione di dichiarazioni mai bollate come “apologia di reato” dal distratto La Russa. Il 18 aprile del 1998 Bossi riuscì a spiegare egregiamente il suo pensiero: “Amici magistrati, il rischio è che ci sia una Pasquetta, ma più che una Pasquetta come quella del 1916 in Irlanda: non verrebbero 1.500 uomini a imbracciare il fucile; saranno 150 mila e il giorno dopo un milione e poi… verrà la libertà della Padania. Non obbligate il popolo in un vicolo chiuso, perché è molto più forte di voi”. Solo per ricordare alcune delle tante frasi del leader leghista inneggiati alla rivolta armata. Quando appena due anni fa Bossi disse che “se necessario potremmo anche imbracciare i fucili”, La Russa liquidò la frase come un “modo colorito di esprimersi in un comizio”. Nulla di grave. da il Fatto Quotidiano

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3 thoughts on “Dedicato al piccolo scelbino morsicatore pattano

  1. Umberto Bossi che si dice pronto a portare dieci milioni di persone in piazza e risponde con una pernacchia all’ipotesi che il presidente della Camera Fini non si dimetta, sono solo le ultime di una lunga serie di “sparate”, dal 1993 a oggi. Ecco un piccolo estratto dal vasto repertorio.

    23 settembre 1993 – “Quando avremo perso tutto, quando ci avranno messo con le spalle al muro, resta il fatto che le pallottole costano 300 lire”.

    29 agosto 1994 – “Se non avessimo impedito la rivolta si sarebbe incendiato tutto il Nord. E se in Sardegna, un’area isolata, qualche mitra lo puoi trovare, in Lombardia trovi tutto, dai cannoni agli aeroplani, tutto quello che vuoi. Se esplodeva la rivolta nella bergamasca, spazzava via la Lombardia che al quinto giorno si sarebbe sollevata in armi contro il regime”.

    9 agosto 1996 – “I ripetitori sono i nuovi carri armati del colonialismo romano, per quelli veri basterebbero le armi anticarro e con 100 mila lire gliene buchi uno, ma contro quelli non basta non pagare il canone, vanno buttati giù, perché non devono più trasmettere a spese nostre”.

    26 ottobre 1996 – “Il processo storico va avanti verso il cambiamento con o senza violenza, io spero senza violenza inutile. Prima della fine del ’97 l’Italia come la conosciamo non ci sarà più, ci sarà la Padania”.

    12 aprile 1997 – “Se il governo padano ci dovesse ordinare che è giunto il momento di prendere tutto (dico per esempio), non attenderemmo un momento a obbedire. E se qualche magistrato osasse toccarlo, la reazione della Padania sarebbe immediata. Sarebbe un attacco etnico, razzista e coloniale contro ognuno di noi, sarebbe l’insurrezione popolare”.

    18 aprile 1998 – “Amici magistrati, il rischio è che ci sia una Pasquetta, ma più che una Pasquetta come quella del 1916 in Irlanda: non verrebbero 1.500 uomini a imbracciare il fucile; saranno 150.000 e il giorno dopo un milione e poi… verrà la libertà della Padania. Non obbligate il popolo in un vicolo chiuso, perché è molto più forte di voi”.

    25 settembre 2003 – “La gente che votava democristiani, socialisti e comunisti, e che va avanti a votarli invece di spazzarli via a calci in culo, questi partiti che fecero fallire il Paese, merita anche quello per cui ha agito, per cui ha votato. Questa era gente da tirar giu’, da portare in piazza e fucilare, perché quando uno fa fallire un paese lo si fucila”.

    26 agosto 2007 – ”Non abbiamo mai tirato fuori fucili, ma c’è sempre una prima volta”.

    29 settembre 2007 – “Da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà”.

    23 gennaio 2008 – ”Se non si va al voto facciamo la rivoluzione, vuol dire che mettiamo in piedi la polizia del Veneto, della Lombardia, del Piemonte. Certo ci mancano un po’ di armi, ma prima o poi quelle le troviamo”.

    26 gennaio 2008 – “Il coccodrillo è l’animale più pericoloso ma è il più paziente, il più tranquillo sino a che non viene stuzzicato. Noi siamo come il coccodrillo, calmi sino a quando arriva il momento giusto”.

    30 gennaio 2008 – “Meno male che Napolitano ha dato solo un mandato esplorativo… perché qui stanno comunque cercando di far passare il tempo e adesso e’ il momento di dire basta ai giochi di prestigio”.

    27 marzo 2008 – “La legge sul federalismo fiscale dovrà essere per il prossimo governo una priorità assoluta altrimenti il paese rischia di saltare”.

    4 aprile 2008 – “Vogliamo il federalismo fiscale con le buone finché c’è tempo, fino a che non ci incazziamo davvero”.

    6 aprile 2008 – “Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata e non permettono di votare in semplicita’ e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili”.

    29 aprile 2008 – ”Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho 300 mila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi…”.

    20 luglio 2008 – “Non dobbiamo piu’ essere schiavi di Roma. Dobbiamo lottare contro la canaglia centralista. Ci sono 15 milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà”.

    18 agosto 2008 – “Speriamo che questa volta sia la volta buona altrimenti dovremo pensare ad altre soluzioni, molto piu’ sbrigative. La volonta’ popolare di conquistare la liberta’ puo’ avvenire anche attraverso i mezzi che sa usare il popolo”.

    14 giugno 2009 – “Finché c’è la Lega la democrazia non corre rischi. La Lega è una forza radicata sul territorio, la Lega è democrazia, la Lega vigila e finché ci siamo noi la democrazia non corre rischi”.

    7 ottobre 2009 – “Se il Lodo sarà bocciato? No, non credo. Ma non ho segnali. Io sono per la saggezza: chi è che vuole sfidare l’ira dei popoli?”.

    22 giugno 2010 – ”Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania, vuol dire che la Padania esiste. Non c’e’ uno Stato padano, ma la Padania esiste”.

    31 luglio 2010 – “La Lega fortunatamente ha qualcosa come 20 milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine. Se non c’è democrazia nel Paese, la portiamo noi”.

    19 agosto 2010 – “Ora dobbiamo portare a casa tutto il possibile democraticamente. Per i fucili c’e’ tempo, abbiamo comunque milioni di uomini che vogliono liberarsi e che vogliono il cambiamento per loro e per i loro figli”.

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  2. Se Berlusconi regalava alle escort farfalline e tartarughine non poteva fare lo stesso per un macho come La Russa. Per lui ha pensato a un premio che ne esaltasse la virilità. Un Suv Sollers Uaz 2300 diesel, grigio chiaro metallizzato, un Patriot Limited motorizzato Iveco, full optional antinebbia, retrovisori riscaldati, alzacristalli elettrici e cerchi in lega da 16 pollici. Lungo 4,7 metri, largo due. Fabbricato a Vladivostok, nella Russia di Putin. La Russa ha dichiarato felice come un militare russo in Cecenia: “Guiderò personalmente il Suv italo-russo sulle colline dell’Etna o del monte Rosa, dove trascorro qualche giorno delle mie vacanze estive e natalizie“. Vista la reazione entusiasta del ministro della Guerra, lo psiconano organizzerà al prossimo congresso una riffa di partito con Iva Zanicchi come presentatrice. I concorrenti dovranno presentarsi con la tessera dei punti fedeltà. Più lecchi. più vinci. Da Beppe Grillo
    http://www.beppegrillo.it/2010/04/per_la_russa_co/index.html

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