Dedicato alle vajasse che stanno al parlamento europeo per conto del corruttore piduista volgare

La vergogna Berlusconi Articolo , pubblicato sabato 11 dicembre 2010 in Olanda. [NRC Handelsblad] Da Italia Dall’Estero Anche i politici hanno diritto a una vita privata ma in Europa c’è un politico che ha abusato di questo diritto in modo oramai inaccettabile: il premier italiano Silvio Berlusconi. Il fatto che abbia preferenze sessuali per donne che potrebbero essere sue nipoti, potrebbe essere tollerabile. Il problema è che può liberamente indulgere in queste passioni perché è il premier. Basta questo a rendere le orge di Berlusconi un affare di stato. La cosa è diventata chiara sei mesi fa, quando il premier è intervenuto con motivazioni pretestuose facendo sì che la polizia milanese liberasse una ladruncola minorenne che lui aveva in passato assoldato per partecipare a una delle sue feste ‘bunga bunga’. Questo disprezzo per lo stato di diritto si inserisce nel modello che Berlusconi sfoggia fin dal suo ingresso in politica nel 1994. Il politico si erge al di sopra della legge e, se i custodi della legge gli stanno alle calcagna, la cambia. In altre parole: non è un servitore dello Stato, no, è lo Stato che serve lui. Non è quindi un caso che Silvio Berlusconi e il premier russo Vladimir Putin siano diventati amici. Entrambi tollerano o usano la mafia. Entrambi non esitano ad approfittare del commercio bilaterale tra Russia e Italia per scopi privati, come si legge nei dispacci dell’Ambasciata Americana a Roma. Entrambi dicono: lo Stato sono io. Per anni, Berlusconi è riuscito a sopravvivere e questo non è dipeso solo dalla sua capacità di comprare gli amici e intimidire i nemici, ma anche dal fatto che il premier è popolare tra la gente. Molti italiani provano una naturale simpatia per un uomo così divertente che frega lo Stato e non ha peli sulla lingua. Ora però il cerchio attorno a lui comincia a stringersi. Il suo movimento politico, il Popolo della Libertà, si è si è spaccato l’estate scorsa, quando un piccolo gruppo di ex neofascisti ha lasciato il partito. Martedì la Camera dei Deputati voterà una mozione di sfiducia contro Berlusconi. Lo stesso giorno la Corte Costituzionale emetterà una sentenza sull’immunità penale del premier. I firmatari della mozione di sfiducia affermano di aver racimolato la maggioranza parlamentare. Speriamo abbiano contato bene e che da martedì l’era Berlusconi diventi storia. In Europa, nell’Unione Europea che già lotta con grandi problemi istituzionali, non dovrebbe esserci posto per un politico che sfrutta senza alcuna vergogna la sua posizione di premier per soddisfare interessi e desideri personali. Per questo premier non dovrebbe esserci posto in Europa. continua leggi

Annunci

One thought on “Dedicato alle vajasse che stanno al parlamento europeo per conto del corruttore piduista volgare

  1. Berlusconi e le donne: l’articolo di una testata svedese
    Come spiegare agli Svedesi perché il premier italiano, con le sue gaffe e i suoi passi falsi, possa essere così popolare in Italia? Un articolo di Kristina Kappelin, che ho letto su ITALIA DALL’ESTERO, lo fa egregiamente attraverso una lucida analisi del nostro Paese, estremamente utile anche a noi per comprendere il solido legame fra il successo di Berlusconi e la condizione delle donne in Italia (dalle quali per altro Berlusconi riceverebbe molti voti). Per ricordarci come un forte movimento femminile potrebbe essere davvero la chiave per sradicare le radici di questa situazione.

    “Un movimento femminile forte, intelligente e dinamico sarebbe probabilmente una delle poche forze nella società davvero in grado di far vacillare Berlusconi ” scrive la Kappelin “La liberazione delle donne è un terreno totalmente sconosciuto al premier italiano.”

    Riporto di seguito la prima parte dell’articolo perché il pezzo è molto lungo, invitandovi caldamente a proseguire leggendolo per intero:

    “Federica Rossi Gasparrini, presidente dell’organizzazione delle casalinghe italiane Federcasalinghe, mi ha raccontato una volta dello scarso rispetto di Silvio Berlusconi nei confronti delle donne in politica. L’organizzazione, che conta 850 mila membri, subì il corteggiamento di Forza Italia in occasione delle elezioni del 1994 e decise di dare il suo appoggio all’esordiente Berlusconi. “Berlusconi ha promesso di agire in quei settori che più ci stanno a cuore. Ci ha garantito che farà in modo che ogni donna possa scegliere liberamente se lavorare in casa o fuori”, disse la presidentessa in un’intervista del 1994 al Corriere della Sera. Federcasalinghe decise così di mettere i suoi 300 uffici in tutta Italia a disposizione di Forza Italia, contribuendo in modo significativo alla vittoria elettorale.

    Federica Rossi Gasparrini diventò deputato parlamentare, e cercò quindi di far mantenere a Berlusconi le sue promesse alle casalinghe. Ad ogni incontro, Berlusconi non risparmiava battutacce. Inizialmente Federica sorrideva un po’ per essere educata, ma col tempo il suo ribrezzo cresceva, finché sentendosi ingannata chiese apertamente se al governo in realtà interessasse qualcosa delle casalinghe e delle loro richieste.
    “Certo che ci interessano le casalinghe”, rispose Berlusconi ridendo.
    “A patto che abbiano meno di 25 anni e portino la quarta”.

    La mia opinione è che la questione che riguarda Berlusconi e il genere femminile sia centrale per comprendere tanto questo bizzarro politico, quanto la società italiana odierna e il modo in cui lui l’ha plasmata. Oggi si usa spesso la condizione delle donne come metro di valutazione della democrazia e dello sviluppo di una società. Da questo punto di vista, l’Italia fa decisamente una pessima figura.
    Non è solo colpa di Berlusconi, d’altronde: il maschilismo ha radici profonde e numerosi estimatori in Italia. Questo non toglie che gli si possa rivolgere, a buon diritto, l’accusa di aver riproposto agli uomini italiani la concezione più retrograda della donna, elevandola a norma.

    Trascurando il diritto delle donne al lavoro e a servizi sociali funzionanti, Berlusconi fa un grosso sgarbo all’Italia. Finché le donne verranno relegate al ruolo passivo di “delizia per gli occhi” o di lavoratrice gratuita del welfare basato sulla famiglia, una parte importante del potenziale intellettuale ed economico del paese rimarrà inutilizzata. Tenere le donne fuori dal mondo del lavoro frena il benessere, oltre ad essere un fattore che pesa fortemente sulla scarsa natalità. Malgrado l’insistenza di Berlusconi sul fatto che la crisi economica non sia in realtà così grave e malgrado le sue promesse di un futuro scintillante, la sensazione di insicurezza economica è grande e i giovani italiani hanno poca fiducia nel futuro.

    Paradossalmente, i voti delle donne sono decisivi per i successi politici di Silvio Berlusconi, ma questo significa anche che le donne possono contribuire alla sua eventuale sconfitta. Un movimento femminile forte, intelligente e dinamico sarebbe probabilmente una delle poche forze nella società davvero in grado di far vacillare Berlusconi. La liberazione delle donne è un terreno totalmente sconosciuto al premier italiano.

    L’Italia è uno dei paesi europei con la più bassa rappresentanza femminile in parlamento. Sono donne solo il 21% circa dei membri della camera dei deputati ed il 18% al senato, di fronte a una media del 23% nell’UE e al 45% in Svezia. L’opposizione è più sensibile alle questioni delle pari opportunità rispetto ai partiti di governo e ha più donne tra i suoi deputati. Tuttavia, quando conta davvero, la rappresentanza e le richieste delle donne vengono messe facilmente da parte.

    La scarsa presenza femminile nei palazzi del potere è ovviamente una delle ragioni per cui l’Italia non ha mai sviluppato una politica per la famiglia degna di questo nome. L’Italia spende l’1,4% del PIL per bambini, anziani e altri servizi in favore della famiglia, contro il 3% della Svezia. Gli uomini politici italiani, enormemente privilegiati, non si sono mai posti problemi in proposito, dato che non hanno mai dovuto affrontarli personalmente. A casa loro, quelli erano e sono affari delle donne.

    Essere madre e lavoratrice è perciò ancora oggi problematico. Delle donne italiane in età lavorativa, solo il 46% aveva un impiego nel 2008, contro una media UE del 53%. Secondo la strategia decisa dai paesi dell’UE a Lisbona nel 2000, il 60% delle donne dovrà avere un lavoro fuori di casa a partire dal 2010. Quest’obiettivo è già stato raggiunto nell’Italia del nord, ma nel complesso il paese dista anni luce dalle peraltro timide ambizioni dell’UE.

    Negli anni ’70, le donne italiane combattevano una dura battaglia per ottenere libertà e diritti fondamentali. La forte ondata femminista che attraversò l’antiquata società italiana non produsse tuttavia effetti positivi duraturi. Le donne più anziane non erano pronte per i cambiamenti e di fronte ad un futuro incerto preferirono tenersi quello che avevano. Le più giovani erano in molti casi così ansiose di rompere con i vecchi schemi che finivano col danneggiare i propri figli. I trentenni italiani non hanno perciò una concezione particolarmente positiva del femminismo.

    Gli anni ’70 sono stati una decade drammatica sotto tutti gli aspetti. La crisi petrolifera colpì duramente l’Italia, che non possiede praticamente nessuna fonte di energia. La temperatura del mercato del lavoro cresceva a causa dell’aumento della disoccupazione e delle difficoltà economiche. Il partito comunista diventava sempre più forte, spaventando sia gli elettori di destra che gli alleati stranieri. Le tensioni ideologiche portarono così al terrorismo: estremisti di sinistra e di destra seminavano paura e terrore con attentati esplosivi e attacchi sanguinosi contro i nemici della rivoluzione o quelli dell’ordine sociale reazionario. Nel 1978 le Brigate Rosse riuscirono a sequestrare ed uccidere il democristiano Aldo Moro, già primo ministro.

    Nello stesso anno, Berlusconi apriva i battenti del piccolo canale via cavo Telemilano58 nel centro residenziale Milano Due. Telemilano venne presto ribattezzata Canale 5 e sarebbe poi diventata il fulcro dell’impero televisivo di “Sua Emittenza”. L’offerta di programmi si incentrava completamente sull’intrattenimento. La violenza politica e la crisi economica degli anni ’70 rimanevano sullo sfondo come un’ombra sinistra e spaventosa: Berlusconi capì che la maggioranza degli italiani volevano pensare ad altro.

    Fu in quel momento che la donna passò dal ruolo di partecipante attiva al dibattito sociale a quello di decorazione passiva della crescente programmazione televisiva. Gli ideatori di programmi televisivi di Berlusconi inventarono “la velina”, un tipo di donna che, sulla questione delle pari opportunità, personifica quel gigantesco arretramento caratteristico della società italiana degli ultimi anni. Una velina è una ragazza bella usata come decorazione vivente in ogni tipo di programma. Se è solo carina, come le libellule, muore dopo una stagione. Ma una velina intelligente, ambiziosa e con personalità ha buone possibilità di fare carriera.

    Mamme e figlie fanno la fila fuori dagli studi Mediaset quando si cercano nuove veline per i programmi. È uno spettacolo che per certi versi fa pensare a Cappuccetto Rosso e al Lupo, cosa di cui probabilmente tutte le parti in causa sono coscienti. Il fatto è che le speranze delle ragazze e delle madri rispondono ad un bisogno reale: per le giovani donne italiane, le possibilità di realizzarsi nella società italiana sono scarse. Se si ha la fortuna di essere carine e di avere le curve al posto giusto, sarebbe un vero peccato buttare via l’occasione di fare carriera in tivù.

    Se la mamma è la Madonna, la velina è la puttana moderna. Tutto molto semplificato, certo, ma questa è ancora la suddivisione fondamentale del genere femminile in Italia. Tutto ciò che vi è in mezzo rimane senza nome. Una donna che lavora non si può catalogare”.
    http://vitadastreghe.blogspot.com/2010/12/berlusconi-e-le-donne-larticolo-di-una.html

    Mi piace

I commenti sono chiusi.