Silvio Cialtroni L’Omettino Del Fare E Del Disfare

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2 thoughts on “Silvio Cialtroni L’Omettino Del Fare E Del Disfare

  1. L’AQUILA, CASE “IMPOPOLARI”:
    CADONO A PEZZI -FOTO/VIDEO
    di Marco Pasciuti e Giorgio Scura Da Leggo.it

    Duemilaottocento euro al metro quadro. Più di un miliardo di euro la spesa complessiva. E ora, a neanche un anno dalla consegna, cadono a pezzi. Negli edifici dei progetti C.a.s.e. e M.a.p., quelli costruiti dal governo per 15 mila aquilani rimasti senza casa dopo il terremoto, i riscaldamenti funzionano a stento, ci sono infiltrazioni d’acqua che compromettono le strutture, le fogne rigurgitano di tutto.
    La neve che copre i tetti abbaglia gli occhi sotto il sole. E’ caduta nel week-end, proprio mentre gli impianti di riscaldamento in centinaia di alloggi cominciavano a fermarsi. Da Linea Amica Abruzzo, il contact center da chiamare in caso di problemi nelle case, spiegano: «Solo sabato abbiamo ricevuto più di 800 chiamate per guasti ai riscaldamenti nei M.a.p. (gli edifici più piccoli, ndr)». Sant’Antonio, Coppito, Roio, Paganica, Pagliare di Sassa: le New Town sono già vecchie. Le ultime C.a.s.e., delle 185 previste, sono state consegnate a febbraio 2010. Tra queste, Sant’Antonio. Da qui comincia il nostro viaggio.
    Le persone che si incontrano sono un fiume di racconti, un inventario di disagi, hanno bisogno di una casa come si deve e di essere ascoltati e compresi. Dire che sono provati è poco. Sono esauriti, non hanno più la forza di combattere. «Domenica scorsa è venuto giù un pezzo di soffitto del garage – racconta Antonella Cocciante a cui è stato assegnato un alloggio con lo zio 84enne – cadono i pensili della cucina, spesso siamo senza acqua calda e riscaldamenti, ci sono infiltrazioni ovunque. E poi, siccome hanno voluto fare le cose in grande, ci sono le tapparelle elettriche che col freddo rimangono bloccate fino a mezzogiorno. Faremo un esposto alla Procura, ma siamo rimasti in pochi a voler combattere ancora». Mentre si parla arriva una zaffata di un odore tremendo e inconfondibile: «Sono le feci che risalgono dalla fogna», dice Antonello che ci accompagna in questo viaggio. Qualche metro più in là escrementi umani sparsi per metri, risaliti dagli scarichi comuni.
    Poi si va a Coppito, complesso numero 3, regna il silenzio. Non c’è da nessuna parte un qualsiasi punto di aggregazione, neanche una panchina. E’ un deserto desolato e desolante. La signora Marilena ci invita a vedere il suo bagno, le infiltrazioni dal soffitto fanno staccare l’intonaco dai muri: «Ho chiamato la Manutencoop (ditta di Bologna che si occupa di manutenzione, ndr), dicono che non è niente di grave, ma non sono venuti a vedere». Si incontra anche chi di problemi, fortuna sua, non ne ha: «Io dico che chi si lamenta è un ingrato – sorride una signora bionda dal balcone, mentre spazza via la neve – ringraziamo Dio che ci hanno dato una casa».
    A Pagliare di Sassa, ultima tappa, la palazzina in cui vivono decine di famiglie l’ha costruita una ditta, la Cosbau Spa Mezzocorona, che è fallita. Se gli inquilini chiamano per segnalare un problema, vengono ignorati. Qui vive Carlo, il parquet di casa sua s’è sollevato per le infiltrazioni. Abita con la mamma 70enne, avevano due case di proprietà, ora dividono una sola camera. All’Aquila anche la privacy è rimasta seppellita sotto le macerie.

    «NON POSSIAMO VIVERE» «Ero passato di qui dieci minuti prima. Un piccolo ritardo e il crollo mi avrebbe ucciso». Antonio, 84 anni, indica i detriti a terra. «I vigili del fuoco che sono venuti a constatare il danno dicono che pesa una settantina di chili». Sul pavimento in cemento grezzo c’è un costone in cartongesso: è lungo un paio di metri ed è venuto giù dal soffitto del garage a causa delle infiltrazioni d’acqua.
    Progetto C.a.s.e., località Sant’Antonio. La data sul referto dei vigili è il 21 novembre 2010. Tipologia di intervento: «Dissesto statico». Alla voce Cause presunte si legge: «Esecuzione difettosa». Girando pagina, si arriva alla relazione d’intervento: la canalina spezzata «oltre alle infiltrazioni d’acqua mancava una staffa di sostegno». «Quelle di Sant’Antonio sono state le prime case venute su. C’era l’esigenza di dare un tetto agli sfollati – continua Antonio – ma le hanno fatte in fretta e furia. Non si può continuare a vivere così».
    Anche Carla abita Sant’Antonio, per vivere fa le pulizie. «Vivo in un bilocale con due figli di 21 e 16 anni – racconta – abbiamo due soli letti, la notte dormono a turno con me. Non abbiamo un briciolo di privacy». E la casa dà molti problemi: «Siamo entrati in questa casa a febbraio. Da allora ho speso 500-600 euro di tasca mia per tutta una serie di riparazioni: dalle prese di corrente che vengono via, alla serranda elettrica che con il freddo si blocca. Dietro al letto c’è una grossa chiazza di umido e nessuno viene a controllare». (M.Pas.)
    http://www.leggo.it/articolo.php?id=98033

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