Giustizia: se non si può bloccare con le leggi ad personam si può sempre strangolare

Giustizia: se non si può bloccare con le leggi ad personam si può sempre strangolare Di Carlotta Visenti Da Free Italian Press La lotta del “Governo del fare” contro la Giustizia non subisce rallentamenti di sorta e trova alternative sempre più machiavelliche per trovare la scusa adatta alla tanto agognata “riforma della Giustizia”. Non hanno potuto (ancora) dare il via al cosiddetto “processo breve” che cancellerebbe migliaia di processi, tra i quali alcuni riguardanti il Premier e le sue aziende, e allora cosa ti fanno i furbacchioni? Semplice e allo stesso tempo machiavellico: tagliano i fondi ai servizi informatici delle Procure. Risultato? Senza la digitalizzazione dei procedimenti si dovrà tornare all’uso del cartaceo, delle fotocopiatrici, delle registrazioni a mano ecc. ecc. Insomma, la paralisi per milioni di procedimenti. A lanciare l’allarme (pressoché inascoltato) è l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM)che rende nota una circolare che il ministero della Giustizia ha inviato a presidenti di Corti di Appello e procuratori generali. In sostanza il ministero della Giustizia avvisa le Procure che dovranno tirare fuori dalle soffitte le vecchie biro, le fotocopiatici e dovranno armarsi di pazienza perché i soldi per la digitalizzazione dei procedimenti, cosa che sveltirebbe incredibilmente i processi, non ci sono. La ANP non usa mezzi termini e parla di “blocco dei processi”, di “ritorno agli anni sessanta” e di “sconfitta dei cittadini”. Una tegola senza precedenti sulla Giustizia italiana che di fatto allungherà ulteriormente i tempi di tutti i procedimenti. Qualcuno, ma adesso non ricordo chi, in tempi non sospetti lo aveva detto che se non si poteva avere il “processo breve”  la strategia sarebbe stata quella di allungare all’inverosimile i tempi dei processi, magari per arrivare alla prescrizione o almeno per dare il tempo di studiare nuove mosse. Ed ecco servito l’inghippo. Sono macigni le parole del procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara: “Questa decisione – sostiene – rischia di provocare gravissimi problemi di funzionalità e di collegamento tra la polizia giudiziaria, i pm, i giudici e gli avvocati. A questo punto non siamo più certi di poter continuare a garantire lo stesso servizio ai cittadini“. Peggio ancora le parole del procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore: “Ci domandiamo come si potrà fare, perché in queste condizioni è inutile andare a lavorare. Se si vuole far camminare la giustizia, bisogna spendere soldi. Si possono fare tutti i proclami che si vogliono sul tema, ma bisogna anche rendersi conto di quando il Governo si mette di traverso all’amministrazione giudiziaria“. Ancora una volta siamo costretti ad assistere atterriti alla sfida infinita tra questo Governo e la Magistratura, una sfida che ha alla base gli interessi di una sola persona ma che si riflette inevitabilmente e negativamente su tutti gli italiani. © 2011, Free Italian Press. All rights reserved. Gli articoli sono liberamente riproducibili a condizione che venga citata la fonte attraverso un link all’articolo

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