Silvio Berlusconi Fra Sesso Ed Evasione Fiscale

Silvio Berlusconi, fra sesso ed evasione fiscale  di Birgit Schönau – Der Tagesspiegel online – (traduzione dal tedesco di José F. Padova) Letto su Liberacittadinanza Uno scandalo sessuale ne insegue freneticamente un altro. Con ciò Silvio Berlusconi distrae efficacemente dalla crisi esistenziale della democrazia in Italia “Dobbiamo alla penna affilata di Birgit Schönau l’articolo che ho tradotto da Der Tagesspiegel – Lo specchio del giorno -, autorevole quotidiano della Repubblica Federale Tedesca (quella veramente federale, che così com’è Bossi, Calderoli e sodali certo non vorrebbero), specchiandoci nel quale certo non vedremo l’immagine di noi stessi quale vorremmo fosse, forse. Eppure la spietata analisi del quotidiano tedesco, leggendo fra le righe, nasconde preoccupazione per il destino che ci stiamo scegliendo e stupore per la passività collettiva che dimostriamo. Non dimentichiamo che all’estero, nonostante tutto, un poco di bene ci vogliono e per questo ci criticano. Anche se penso aumenti sempre più la paura che il vagone Italia, deragliando, trascini con sé nel baratro parecchi vagoni del treno UE. L’articolo è stato scritto più di due mesi fa e frattanto la situazione è ancora peggiorata. Al debito pubblico spaventoso, all’economia in calo, alla disoccupazione, che fra i giovani supera il 30%!, ai milioni di famiglie e di deboli abbandonati si aggiungono le piaghe ricordate dalla sig.ra Schönau : falsificazione di bilanci, evasione fiscale, corruzione. Fiori all’occhiello. Di chi mai?” José F. Padova Da anni nulla se non scandali, pasticci e processi e adesso anche Ruby. E Nadia. Per non parlare di Noemi, roba dell’anno scorso, già quasi mezzo dimenticata. Una napoletana, bionda artificiale, che chiamava il capo del governo “Papi” e quando gli faceva visita a Roma la politica doveva pur certamente aspettare. “Papi” arrivò per il 18° compleanno di Noemi, cosa che scatenò uno scandalo gigantesco, condito da tutte le relative speculazioni e da un concreto divorzio. La seconda moglie di Berlusconi, Veronica Lario, annunciò la fine del suo rapporto con l’uomo più potente d’Italia, non senza deplorare che pur sempre ci siano “vergini per il drago”. Vergini? Macché. Mentre gli ancora coniugati Berlusconi litigano davanti al giudice divorzista per importi di centinaia di milioni, nella residenza del drago i party continuano. Invece di vergini arrivano le professioniste. Nel romano Palazzo Grazioli, dove Berlusconi abita in affitto, la prostituta Patrizia D’Addario ha ripreso su un registratore, che aveva portato con sé, i bisbigli amorosi del  padrone di casa. La nottata nel lettone di Putin – che il russo aveva regalato al suo amico Berlusconi – ha reso famosa la D’Addario, che al Festival del Cinema di Venezia si comportava come una diva di film. Le sue memorie sono diventate un bestseller e attualmente la si può prendere a noleggio come moderatrice e ”star” ospite. Noemi Letizia invece segue la moda e ora ha anche una faccia nuova. A 19 anni. Nadia voleva andare in TV, e più precisamente nel programma italiano de “Il grande fratello”, che esce sulla televisione berlusconiana. È stata invitata nella gigantesca residenza sarda e nella più modesta [!]tenuta di Arcore vicino a Milano, nel cui parco Berlusconi si è già fatto costruire una piramide mortuaria, lui non fa niente che non avrebbe fatto un Faraone. Nadia non ha ottenuto alcun lavoro in televisione bensì 10.000 euro, per essersi lasciata “avvicinare” due volte dal vecchio uomo. Si sarebbe trattato del prezzo del silenzio, la donna ha in seguito riferito alla polizia. Ai party avrebbero preso parte ragazze molto giovani, “diciassettenni, diciottenni, che uscivano dalla sua camera da letto”. Nadia è una ventisettenne, lavora come prostituta e quando ebbe sua madre al telefono le passò il premier: “Siamo tutti morti di fame e Lei non fa niente [per aiutarci]”, disse la donna al settantaquattrenne, al quale sua figlia si era venduta. Ruby non si chiama proprio Ruby, ma adesso mezzo mondo la conosce come Ruby. Ruby Rubacuori, questo è il suo pseudonimo. Viene dal Marocco, a 17 anni è stata invitata a uno dei party di Berlusconi, ma “non è successo niente”, come ha dichiarato in seguito. Niente? Ruby è al centro di indagini giudiziarie che vertono su istigazione e favoreggiamento della prostituzione e traffico di droga. Sono sospettate persone dell’entourage del premier. Berlusconi ha conosciuto Ruby come benefattore. Quando essa venne acciuffata durante un furto, il capo del governo chiamò al telefono il capo della polizia di Milano. Personalmente. E affermò che Ruby era parente del presidente egiziano Hosni Mubarak e che perciò non sarebbe stato opportuno portare la ragazza in uno dei soliti centri di detenzione per stranieri passibili di pene. Questi centri di detenzione sono uno scandalo, continuano a protestare le organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo. Ma il mondo parla di Ruby e del commento fatto da Berlusconi: “Interessarsi alle belle ragazze è meglio che essere frocio”. Per molte persone è inconcepibile che quest’uomo governi l’Italia. Berlusconi dovrebbe dimettersi, suonano i commenti della stampa estera – e naturalmente anche dell’opposizione. Dal cui ultimo scandalo sulla fatale propensione verso la prostituzione da parte della politica italiana è passato del resto un anno abbondante. Allora dovette dimettersi il presidente della Regione Lazio, per essersi recato, costantemente sull’auto blu, a incontri con prostitute transessuali. Il politico è tornato a lavorare al suo vecchio posto, alla Televisione di Stato RAI. Il transessuale è bruciato nel suo appartamento, poco dopo lo scandalo. E il Lazio non è più governato dal centrosinistra, bensì da una coalizione di destra. Sì, è inconcepibile che Berlusconi governi l’Italia. E, davvero, per gli italiani è penoso essere governati da Berlusconi. In ogni caso per la maggioranza degli italiani. Per coloro che non possono o non possono più approfittare del berlusconismo, perché per esempio non fanno un lavoro indipendente, ma come impiegati devono pagare le imposte. O per chi è cattolico, anche in Italia una minoranza che diventa sempre più piccola. “L’Italia oggi è malata come ai tempi della grande peste”, ha detto Dionigi Tettamanzi, cardinale di Milano. “L’amoralità si espande in tutti gli strati della nostra società. Il problema più grande lo hanno quei genitori che devono spiegare ai loro figli quello che sta accadendo. E che forse hanno figlie dell’età delle giovani donne, le cui fotografie si vedono in tutti i giornali”. Figlie nell’età delle compagne di giochi del capo del governo. Quello che Tettamanzi non dice: anche Noemi, Nadia e Ruby hanno madri. Proprio come hanno madri le giovani donne che partecipano ai concorsi per miss e per un ruolo negli show televisivi pruriginosi. Madri che credono che per le loro figlie non vi sia migliore futuro se non [com]piacere ai potenti. Politici, boss della televisione, calciatori. Può darsi che non si spingano tanto avanti come Mara Carfagna. La quale è stata dapprima showgirl e modella per foto di nudo, per uno di quei calendari che in Italia le officine di riparazioni per auto appendono alle pareti. Poi Berlusconi l’ha fatta sua ministro per le Pari Opportunità. La vetta del cinismo per un Paese il cui movimento femminista fu un tempo la punta di lancia in Europa. L’Italia ha mandato giù la Mara Carfagna. Ci si abitua a tutto, sotto Berlusconi. Anche al fatto che il Paese quest’anno sia rimasto per cinque mesi senza Ministro dell’Industria, perché il precedente titolare aveva dovuto dimettersi a causa di uno scandalo per corruzione. Berlusconi semplicemente non ha assegnato la carica. A che scopo l’Italia ha bisogno di un ministro dell’Industria? Dopotutto, si ha la Mara Carfagna, che si occupa del macho Gheddafi, quando costui viene a Roma e convoca 200 hostess italiane, di bella presenza, per la sua conferenza sul Corano. A pagamento, s’intende. L’Italia è un antico Paese, con una storia di scandali antichissima. Già la moglie dell’imperatore, Messalina, celebrava le sue orge e quando questo senso di eccitazione non le bastava, di notte scivolava fuori dal suo palazzo per offrirsi come puttana in una bettola. Mai l’Italia fu una terra per puritani e a questo hanno già provveduto i papi del Rinascimento, con le loro famiglie allargate. Alessandro VI affidava volentieri gli affari di governo a sua figlia Lucrezia e Paolo III pare abbia avuto un figlio gay. Contro la Babilonia romana si indignava il valoroso monaco tedesco Martin Lutero, i romani si indignavano già molto meno. Che il potere non sia occupato da apostoli della morale, veramente in Italia lo si sa già da tempo. Ma adesso uno scandalo sostituisce lo scandalo precedente. Come in un romanzetto da quattro soldi il popolo viene rifornito giornalmente con una nuova puntata su Ruby e Nadia e consuma queste storie come l’ultimo romanzo a puntate di un mese fa. Allora non si trattava di Berlusconi, ma di una ragazza della Puglia, che era stata segregata e uccisa dai suoi parenti. Dai media furono diffusi particolari sempre più macabri, la RAI comunicò alla madre disperata la notizia del ritrovamento del cadavere durante una trasmissione dal vivo. Anche il funerale della povera ragazza fu mostrato nei programmi RAI di prima serata, trasmettendo live dallo stadio del luogo natio. E quando cominciò un cinico turismo sui luoghi del sinistro dramma famigliare, la RAI ne riferì, questa volta naturalmente con toni costernati. I media italiani creano loro stessi i mostri che poi deplorano. E proprio tutti, senza eccezioni. Perfino il cattolico “Avvenire”, il giornale della Conferenza episcopale italiana, ha intanto inserito una rubrica sportiva, perché senza non si può esistere, nella democrazia italiana dell’intrattenimento. Che il capo del governo voglia innanzitutto divertirsi allo spasimo è soltanto logico, ma purtroppo non è l’unico scandalo. Comperarsi le donne non è fattispecie di reato, come la Procura di Milano correttamente ha rimarcato: “Noi ci occupiamo di delitti, non di faccende private”. Il problema è che non soltanto gli italiani, ma anche all’estero da tempo trovano le faccende private di Berlusconi più interessanti di quei delitti, verosimili, relativi a Berlusconi stesso, i quali effettivamente tengono occupati i tribunali. Falsificazione di bilanci, evasione fiscale, corruzione. Questo non suona sexy, tuttavia riguarda la collettività. Un premier che si crede al disopra della legge e che vuole modificare la Costituzione, proprio per rendere inalterabile quel sopruso, è molto più pericoloso per il suo Paese di un nonno di cinque nipoti, gli oggetti delle cui voglie diventano sempre più giovani. Il genio diabolico di Berlusconi consiste nel distogliere il pubblico guardone dalla crisi esistenziale della sua democrazia. Invece di questo egli offre all’Italia e al mondo un reality show permanente, in televisione come nella sua vita privata. E così nessuno parla più della guerra civile sullo smaltimento dei rifiuti a Napoli. O dell’indebitamento dello Stato, della disoccupazione giovanile, dei neofascisti sulle curve degli stadi e dei separatisti al nord. Tutto questo è soltanto scenario per lo show di Berlusconi. È ingenuo credere che dovremmo soltanto mettere mano al telecomando per sbarazzarci finalmente di lui. Articolo originale in tedesco

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