E la Rai diventa TeleSilvio TVP2 TVmafia TVacca

E la Rai diventa TeleSilvio di Riccardo Bocca Da L’Espreso L’emittente di Stato è ormai una dépendance di Palazzo Grazioli. Gli uomini del premier sono ovunque, dai programmi agli appalti, perfino nella pubblicità. Ecco una mappa aggiornata Per fotografare la diffusione del berlusconismo in Rai, basta un solo episodio. Clamoroso, a modo suo. Emblematico, per come la televisione pubblica lo ha metabolizzato in scioltezza. Epicentro della vicenda è “Unomattina”, trasmissione quotidiana che ad aprile 2010 lancia nel contenitore “Pillole in rosa” 30 puntate della mini-fiction “Brava Giulia”.
“L’iniziativa”, spiegano in Rai, “è stata promossa dal ministero della Salute, ed è centrata sulla salute della donna”. Il che potrebbe strappare un applauso, nel mare magnum dei programmi inutili. E invece un po’ imbarazza, considerando la società che ottiene l’appalto da 790 mila euro. Si tratta, infatti, della 2 B Team srl, casa di produzione iscritta nell’albo dei fornitori Rai a marzo 2010, e il mese dopo pronta a chiudere due contratti: il primo per “Pillole in rosa”, appunto; il secondo, sempre dentro “Unomattina” e sempre in convenzione con il ministero, per la rubrica “Pianeta salute”. Una commessa da circa 690 mila euro. Il problema, di tutto ciò, è che titolari della 2 B Team sono Marco e Cristian Casella: entrambi legati al centrodestra e alle attività di Silvio Berlusconi. Marco, classe 1972, racconta di “aver lavorato sette anni e mezzo all’ufficio stampa del premier”. Inoltre, è diventato responsabile esteri dei Giovani per la Libertà e vicecapo dell’International young democrat union, un network mondiale di movimenti del centrodestra.  Quanto a Cristian, 37 anni, racconta che la 2 B Team (“Ora confluita nel 2 B Team Group”) da tempo realizza “audiovisivi per eventi e manifestazioni del Pdl”. Supervisore finale, aggiunge, è stato “spesso e volentieri Roberto Gasparotti”, dirigente generale a Palazzo Chigi e curatore dell’immagine di Berlusconi. Lo stesso Gasparotti, che il quotidiano “Il Tempo” definisce a inizio 2009 “deus ex machina” della Televisione della libertà, emittente acquistata da Forza Italia, sorta sulle ceneri del canale fondato e affondato dal futuro ministro Michela Vittoria Brambilla. E guarda caso, nello stesso periodo “Il giornale” specifica che l’ex tv della signora Brambilla è stata “rilevata dalla 2beteam (sic) di Cristian Casella” (ovvero “abbiamo preso in gestione i contenuti”, precisa Casella a “L’espresso”).
Quanto a Cristian, 37 anni, racconta che la 2 B Team (“Ora confluita nel 2 B Team Group”) da tempo realizza “audiovisivi per eventi e manifestazioni del Pdl”. Supervisore finale, aggiunge, è stato “spesso e volentieri Roberto Gasparotti”, dirigente generale a Palazzo Chigi e curatore dell’immagine di Berlusconi. Lo stesso Gasparotti, che il quotidiano “Il Tempo” definisce a inizio 2009 “deus ex machina” della Televisione della libertà, emittente acquistata da Forza Italia, sorta sulle ceneri del canale fondato e affondato dal futuro ministro Michela Vittoria Brambilla. E guarda caso, nello stesso periodo “Il giornale” specifica che l’ex tv della signora Brambilla è stata “rilevata dalla 2beteam (sic) di Cristian Casella” (ovvero “abbiamo preso in gestione i contenuti”, precisa Casella a “L’espresso”). Riassumendo: la Rai, televisione di Stato, ha affidato appalti per quasi 1 milione e mezzo di euro a una società che nel marzo 2010 entra nell’albo dei fornitori, al volo coglie due contratti, mentre nessuno ritiene di segnalare il collegamento tra i fratelli Casella e la placenta politica del primo ministro. Ecco l’arcorizzazione di viale Mazzini. Ecco le pulviscolari manovre che giorno dopo giorno, appalto dopo appalto, generano affari e legami nella televisione statale. Un fiume carsico e inarrestabile assieme, fisicamente esterno al Palazzo ma ad esso collegato in tempo reale. L’altra faccia del Berlusconi furente che il 23 novembre ha dato del “mistificatore” in diretta tv a Giovanni Floris, accusandolo di pensare “che la Rai sia sua, mentre è pagata da tutti gli italiani…”.  Attacchi che in viale Mazzini fanno sorridere qualche dirigente: “La verità”, replicano i dissenzienti, “è che ormai la Rai non è soltanto una dépendance di palazzo Grazioli, un’azienda controllata nei suoi snodi vitali dal padrone di Mediaset, ma anche uno strumento prezioso per favorire la concorrenza”. E non sono parole generiche, dettate da idiosincrasia per il Cavaliere. È un malessere che sgorga, per esempio, dall’esperienza di Maurizio Braccialarghe: ora responsabile del centro di produzione Rai a Torino, ma nel 2007 amministratore delegato di Sipra (che gestisce la pubblicità per la tv di Stato). “Fino a inizio 2009 ha lavorato tranquillo”, riferiscono i suoi ex collaboratori. Pagina 1 si 3 continua su L’Espresso

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